
Senso civico, risorse e ambiente
Oltre della dimensione locale, il senso civico si nutre anche di contenuti a livello macro-regionale e globale, sia perché i comportamenti socialmente virtuosi vanno per principio applicati ovunque, sia perché l’attività locale, per quanto possa apparire singolarmente irrilevante, moltiplicata per una moltitudine irresponsabile può incidere sul benessere collettivo come specie.
La buona cittadinanza ha a che vedere con i diritti e i doveri dei singoli individui quali collanti di una comunità. Si può essere piú o meno liberali, piú o meno conservatori a seconda che a prevalere sia la pretesa dei propri diritti o la richiesta di esercitare ed assumere le nostre responsabilità. Ad un livello superiore dovremmo però considerare che vi sono interessi che trascendono quelli delle singole collettività, e che pertengono al nostro essere cittadini del mondo.
Nessun governo od organismo internazionale, ad esempio, può riuscire nel proteggere l’ambiente in modo autonomo: non ne ha le risorse, e risulta troppo spesso sottoposto all’ostruzione di potenti lobby economiche. Il rispetto delle risorse e dell’ambiente è una responsabilità prima di tutto individuale, anche se l’opinione pubblica, come troppo spesso accade, si aspetta che siano gli Stati e i loro esponenti di punta a investirsi e proporre soluzioni ai grandi problemi dell’umanità. Già una corretta istruzione creerebbe le premesse per una generazione di cittadini piú consapevoli di aderire alla superficie di un mondo finito e dalle risorse limitate, una caratteristica non contemplata da alcun sistema politico passato o presente. Purtroppo, da sempre, la cultura dominante rispecchia gli interessi della classe dominante, e oggi la ricchezza materiale primeggia sul contributo sociale come obiettivo delle agende politiche di quasi tutti i partiti. La scuola sembra avere come sola missione quella di rendere economicamente performanti gli studenti, invece di sviluppare nei giovani il senso di appartenenza e l’empatia necessari a renderci consapevoli e responsabili verso ciò da cui traiamo sostentamento.
Se neghiamo l’impatto delle nostre attività finiamo per legittimare un sistema sociale che non produce felicità né convivenza pacifica. Ma ci serve un atteggiamento positivo e proattivo verso quei modelli mentali che ci hanno inquadrato sin da piccoli e che propagandano quale unico motore del progresso il solo incentivo economico. Un progresso guidato dall’incremento quantitativo (insostenibile sul lungo termine) e non qualitativo, che confonde il bene materiale (spesso inutile, ma che pochi possono permettersi se non indebitandosi foraggiando in tal modo la finanza speculativa) con il servizio che questo deve offrire, e con la conseguente erosione della solidarietà umana. E piú sono i problemi, maggiori sono i servizi che lo Stato deve moltiplicare per gestirli e che determinano crescita economica, mentre un mondo piú sano e con meno crimine produce solo recessione... Cosí gira oggi il mondo, ma per quanto ancora?
Paolo Bernasconi
(pubblicato su http://sensocivico.ch)
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