
Il Bundesrat tedesco ha scippato una pioggia di miliardi al fisco tedesco. Infatti le banche svizzere avrebbero versato gratuitamente, con puntualità svizzera, evitando contenziosi di anni, i miliardi che avrebbero prelevato dai depositi di contribuenti tedeschi. Sulle cause, un consenso generale: il gran rifiuto del Bundestag è da collegare alle manovre preelettorali. Pertanto, nessuna frenata per l'accordo tra la Svizzera e l'Italia. Anzitutto Bruxelles aveva già dichiarato mesi orsono che gli accordi sul modello Rubik sono compatibili con il diritto europeo. Inoltre, l'attuale costellazione politica in Italia è totalmente diversa da quella tedesca. Infine, sul tavolo dei negoziati, che continuano in modo serrato fra il Governo italiano e quello tedesco, oltre all'accordo sull'imposta liberatoria, sono all'esame l'estensione dello scambio di informazioni secondo la Convenzione italo-svizzera sulla doppia imposizione, la radiazione della Svizzera dalla lista nera dei paradisi fiscali, l'accesso ai mercati italiani per le banche svizzere e gli accordi sui ristorni dei frontalieri. Pertanto, gli interessi in gioco sono molto più estesi che non quelli tra la Svizzera e la Germania. Per i clienti di banche svizzere non esiste più alternativa: infatti, entro un paio d'anni, il Parlamento svizzero dovrà codificare in diritto svizzero la raccomandazione dell'OCSE che prevede la punibilità del riciclaggio di averi patrimoniali risparmiati mediante frode o sottrazione fiscale aggravata. Questa novità, imposta dall'OCSE a tutti i suoi paesi membri e collegati, compresi i rifugi fiscali del Sudest Asiatico e del Golfo dei Caraibi, accelera l'estinzione delle società paravento offshore. Sarà questo il punto di non ritorno. Rubik o non Rubik. Prof. Paolo Bernasconi
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