
Potrebbe sembrare una contraddizione, ma non lo é. A suo tempo il Popolo svizzero ha adottato l’articolo costituzionale che ha consentito alla Confederazione di legiferare contro l’abuso di armi, accessori di armi e munizioni. Ne é seguita una legislazione molto severa e che nel tempo è stata vieppiù inasprita. Ora la stessa è certamente sufficiente, se correttamente applicata, a contrastare l’utilizzo abusivo di armi senza “criminalizzare” il cittadino, sia esso milite, tiratore, cacciatore, collezionista od altro detentore di armi, come di fatto si fa con l’iniziativa. Si tratta di persone che da sempre si sono dimostrate estremamente rispettose e responsabili nel portare e nell’utilizzare la propria arma. Obbiettivo dichiarato dell’iniziativa è quello di limitare / prevenire degli atti violenti su se stessi o su terzi, perpetrati con le armi. L’ obbiettivo in se é condivisibile sennonché quanto propone l’iniziativa non costituisce mezzo né adeguato né proporzionato per attuarlo. Un’iniziativa che proclama una “sicurezza” che di fatto non c’è, anzi! Non è confinando, per obbligo, l’arma personale e di servizio in arsenale (peraltro ve n’é uno solo, sul Monte Ceneri, per tutto il Canton Ticino) che si risolve in qualche modo la problematica. E del resto già oggi chi vuole può depositarvi la propria arma unitamente a tutto l’equipaggiamento. Da un profilo strettamente scientifico l’assunto meno armi uguale meno violenza non è per nulla provato. Lo attestano gli stessi iniziativisti nell’affermare che per loro è sufficiente che venga evitato anche un solo atto violento per dare valenza e suffragare l’iniziativa medesima. Per contro è dato certo che nei paesi ove le armi sono state completamente bandite come ad esempio in Australia, Canada, Giappone, Inghilterra e Russia, gli atti violenti (omicidi, lesioni gravi, ecc…) sono aumentati in modo sensibile: verosimilmente perché è venuto a mancare l’evidente effetto dissuasivo dovuto alla detenzione dell’arma. In questo specifico contesto la prevenzione é certa ed importante e ciò deve indurci a contrastare un’iniziativa che non soltanto non da sicurezza ma non può che portare peri-colosità ed insicurezza! Teniamo ben presente il fatto che per i veri criminali e per chi intende far abuso delle armi vi sarà sempre un mercato “sommerso, incontrollabile e non registrato”. In tema di violenza ed in particolare di quella perpetrata verso sé stessi è bene inoltre considerare e tener conto del fatto che non è tanto il mezzo utilizzato a dovere essere messo in questione, ma debbono piuttosto esserlo i motivi del disagio che può portare all’atto ultimativo. Ora e su questo aspetto essenziale (la diffusione continua e capillare della violenza a mezzo di televisione, DVD, videogiochi, ecc…) tutto tace e ben ci si guarda dal proporre delle iniziative concrete. Ed anche per quanto concerne la violenza domestica nel corso normale delle cose basta una tempestiva denuncia per togliere il disagio dovuto all’eventuale presenza di armi in casa. Sostengono gli iniziativisti che l’iniziativa non è limitativa per i tiratori, i cacciatori ed i collezionisti. Ciò non è assolutamente vero. Intanto e da un profilo più generale con l’iniziativa viene introdotta un’ulteriore burocratizzazione, che è estremamente gravosa tanto per l’amministrazione quanto per l’amministrato. Per quanto concerne il tiro, poi, la messa in pericolo è li da vedere. La stragrande maggioranza dei tiratori utilizza l’arma d’ordinanza ed in particolare il fucile d’assalto 90, che è un’arma automatica. Qualora l’iniziativa sulle armi venisse accettata l’espletamento delle attività di tiro verrebbe seriamente pregiudicata e le Società di tiro sarebbero a rischio di chiusura. Ora lo sport del tiro oltre che essere un’attività molto radicata nelle nostre tradizioni è uno sport che coinvolge ed unisce tutte le generazioni (dall’adolescenza alla Terza età) e merita la giusta tutela.
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