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Orlando del Don: "Officine: vergognosa indifferenza delle autorità politiche"
Redazione
17 anni fa

La Officine FFS di Bellinzona sono oramai quasi allo sbando. La loro situazione, malgrado la dignitosa e coraggiosa lotta dei protagonisti stessi, ha raggiunto un pericoloso grado di entropia vicino al punto di non ritorno. Dopo la grande abbuffata mediatica del marzo 2008 – in occasione dello storico sciopero degli operai esasperati – da parte di politici, sindacalisti e tecnici di ogni grado e qualifica, nonché del caravanserraglio di personaggi (più o meno noti e più o meno improvvisati) che, tutti assieme, non hanno lesinato pubblicamente – davanti alle telecamere – promesse e rassicurazioni, ora rimane solo un rumorosissimo e imbarazzato silenzio. È in questo clima avvelenato e sordido che – fra le altre – giunge non inaspettata, oramai, la notizia ferale che le riparazioni dei carri verranno ora effettuate in Germania, lasciando in tal modo boccheggianti le nostre officine e gli operai che oramai si stanno chiedendo quale sarà a breve il loro destino. Entro la data fatidica del 2013, infatti, cosa rimarrà allora alle nostre officine e ai loro operai? E, ancora, è bene chiedersi, dove sono finiti i sindacalisti, i Consiglieri di Stato, i parlamentari, gli uomini politici di ogni colore e orientamento, nonché gli strateghi e i consiglieri del Principe che abbiamo avuto la ventura di udire quando batteva l’ora dello sciopero e delle riunioni “oceaniche” al cui seguito immancabilmente vi erano i media che non hanno giustamente mancato di seguire e documentare questo importante evento storico? Lo smantellamento sistematico delle officine è continuato e continua, eccezion fatta per qualche diversivo ed intervallo tanto tempestivo quanto prevedibile, in modo sistematico, senza che a nessuno dei personaggi che hanno allora cavalcato l’onda dell’esasperazione e dello sconforto generale sia mai venuto in mente il pensiero e la volontà di reagire e sinceramente indignarsi. Idem per quanto riguarda il mandato commissionato alla SUPSI di elaborare uno studio sul prevedibile futuro delle officine di Bellinzona; studio ancora di là da venire. Tutti sembrano infatti in attesa che il dramma arrivi al suo zenith e si compia questo sacrificio per poter dire – sempre a telecamere accese - che loro l’avevano detto e che i loro “coraggiori ed eroici” interventi, proclami e moniti non sono purtroppo stati accolti e raccolti. Intanto, internamente agli effettivi dei vertici delle FFS, già se ne stanno andando altrove quei personaggi di peso, valore, competenza ed esperienza e con loro tutti i più importanti punti di riferimento con i quali si sarebbe potuto ancora sperare di trovare una risposta concreta e fattiva per la salvezza delle officine FFS di Bellinzona. Idem a livello locale dove – anche qui – altri ancora (i più promettenti in tal senso) se ne stanno andando o si stanno orientando per trovare soluzioni alternative, in assenza di prospettive e vie d’uscita. Infine, come se non bastasse tutto ciò, proprio in assenza di interesse, di collaborazione e di sinergie concordate – da parte di coloro che avrebbero avuto il potere per farlo – lo stesso lavoro ancora rimasto non può che accusare pecche e ritardi, alimentando ancor più la dolorosa percezione del degrado e dello stato di abbandono in cui le officine versano. Non trovo allora altre parole – in considerazione di ciò – che possano ragionevolmente giustificare questo stato di cose se non quelle di boicottaggio e/o di una forma sottile quanto subdola di mobbing istituzionale e politico con il quale si vuole spingere operai e maestranze alla disperazione e alla rinuncia per sfinimento. Possiamo allora esigere – ora – da parte di coloro che a suo tempo si erano messi alla testa della protesta e davanti alle telecamere con promesse e proclami, in favore dei quasi 400 operai delle officine FFS e delle loro famiglie, una risposta seria, onesta, chiara e responsabile? Chiediamo troppo? Aspettiamo una risposta. Orlando Del Don, presidente Distretto UDC Bellinzona e Valli

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