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Orlando del Don: "L’aggressione a premier Silvio Berlusconi è l’atto di un folle?"
Redazione
17 anni fa

Siamo alle solite banalità o, meglio, al trash sociopolitico ben condito da ipocrisia e falsità, pilotato con la maestria da burattinai di lungo corso. L’aggressione a Silvio Berlusconi dovrebbe essere l’occasione per far riflettere tutti noi. Il clima di odio e violenza, l’intolleranza politica, il vilipendio e l’invettiva sistematica, i veleni e soprattutto l’istigazione alla violenza che caratterizzano questa stagione della scena politica italiana hanno fatto della psichiatria e dei pazienti psichiatrici un comodo parafulmine per ogni forma di nefandezza e scelleratezza. Un sistema, questo, fin troppo comodo per eludere le responsabilità di coloro che, in assenza di argomenti, utilizzano forme di aggressività e di attacco improprie ma tollerate dai più, salvo poi meravigliarsene e deplorare il tutto – dando però subdolamente la colpa a chi di colpe non ne ha – quando il clima di odio alimentato ad arte sfocia in derive cruente. Un facile e compiacente scudo (ancora!) di protezione per deviare l’attenzione dai veri responsabili. In verità il metodo, assurto a sistema, di attribuire ai pazienti psichiatrici o alla follia in generale ogni nefandezza e violenza – e alla scienza psichiatrica l’infelice destino di servire tutti i padroni – è una tentazione per molti irresistibile. Un’attrazione fatale, direi! Anche se tutto ciò dovrebbe oramai appartenere al museo immaginario degli orrori e della follia del sistema! A dispetto di tutto ciò molte, moltissime immarcescenti cariatidi della partitocrazia più agonica continuano ancora ad utilizzare questi metodi – veri e propri residuati di teoremi asfittici, falsi ed opportunistici – che offendono l’intelligenza del cittadino e il processo di riconoscimento della verità, indispensabile ai meccanismi di equilibrio e aggiustamento delle moderne forme di democrazia. Ma non solo! Con questi mezzi si fa anche di peggio. Si deresponsabilizza, si coltivano false certezze, si insinuano ipotesi che sono gravemente lesive della dignità, della realtà e della verità dell’Uomo, degli stessi pazienti e dei loro terapeuti. Come pure nei confronti di chi – come nel caso specifico – si è reso colpevole di questa stessa aggressione. Si, perché il suo gesto sarà forse “insano” ma non per questo è un gesto avulso da una scelta volontaria e consapevole favorita dal clima di odio e violenza, di cui una parte della società civile (e politico-partitica) è responsabile; una scelta che non ha però rapporti di parentela con la psicopatologia. Attribuire quindi ai pazienti psichiatrici questo triste primato, che non li riguarda, come pure attribuire loro colpevolmente un determinismo coatto che non è mai esistito – né per loro né per nessun’altro – ebbene, tutto ciò equivale ad essere non solo ingiusti, meschini e falsi ma, anche, a negare la realtà stessa dello scenario nel quale l’aggressione (in questo caso a Berlusconi) è avvenuta. Corrisponde cioè alla negazione dell’elemento di Realtà che ci tiene coesi e consapevoli comunitariamente in una data società e in un preciso momento storico. In questo caso quindi ci si deve pertanto chiedere chi sono allora gli psicolabili, gli psicotici o – peggio – i perversi? Non saranno, questi, forse allora proprio coloro che non vogliono riconoscere tutto ciò al fine di strumentalizzare i dati di realtà, fabbricare e manipolare eventi a loro piacimento, tentando di assoggettare anche la scienza psichiatrica a questo loro volere deviante? Domanda retorica, evidentemente. È quindi tanto più deplorevole e squallido – da parte di molti esponenti politici, ma anche di insospettabili ed impegnati giornalisti nonché della numerosa fauna di commentatori estemporanei – questo voler mettersi al riparo sempre e comunque della psichiatria e della malattia mentale, utilizzando scientemente, a sproposito e con allegra spavalderia, una certa forma di vulgata che dire scellerata è ancora poco. Tutto ciò con la complicità di molti e con l’obiettivo malcelato di giungere subito e senza tentennamenti a identificare un capro espiatorio possibilmente incapace di opporre una valida difes

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