
Lo storico Pasinetti di Gorduno sta lottando per scongiurare una dolorosa chiusura dopo decenni di attività al servizio della musica di qualità, della cultura, dell’animazione sociale in favore dei nostri giovani e meno giovani. Una forma particolare di intransigenza sociale, da una parte, e un’amministrazione eccessivamente formale, dall’altra, hanno portato a questo stato di cose. Troppe infatti le restrizioni nei confronti dei locali pubblici che propongono musica dal vivo in Ticino, alle quali si aggiungono per altri versi una forma particolare di insofferenza ed indifferenza nei confronti di queste importanti iniziative sociali e culturali. Una mancanza di visione prospettica e di capacità di mediazione degli opposti interessi che rischiano di impoverire ulteriormente il nostro panorama culturale in favore soprattutto dei giovani. Giovani che in tal modo vedono svanire la possibilità di momenti di grande coinvolgimento e partecipazione relazionale, culturale e sociale, indispensabili alfine di garantire sani momenti di svago e di intrattenimento. Soprattutto in questa nostra realtà locale dove le possibilità di canalizzare in modo intelligente e originale le necessità e le giuste richieste dei nostri giovani appaiono ridotte al lumicino. Il Pasinetti essendo un esempio direi unico nel suo genere di esperimento riuscito in tal senso nella nostra Regione se non addirittura in Ticino. In grado cioè di conciliare divertimento, musica e cultura di qualità, intrattenimento e relazioni sociali coinvolgenti e dinamiche, nel rispetto soprattutto della conoscenza, dell’Altro/diverso, del nuovo, delle generazioni e delle culture. È mia viva speranza che la discesa in campo di diverse personalità ticinesi in difesa di questo storico ritrovo e della sua formula originale di musica live possa contribuire a favorire la ricerca di una soluzione mediata e dettata finalmente dal buon senso. Sia sul piano locale e regionale, sia sul piano cantonale. Perché i giovani sono la nostra forza e il nostro futuro e perché questi meritano tutto il nostro rispetto e la considerazione di cui siamo capaci; e non solo a parole. Orlando Del Don, medico-psicoanalista e docente universitario
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

