
Sono molte le segnalazioni di cosiddetti abusi di frontalierato che mi giungono da diversi ambiti lavorativi. Una in particolare ha colto la mia attenzione, il cosiddetto frontalierato fantasma del mordi e fuggi.
E’ un fenomeno in forte crescita, invisibile e forse per questo difficile se non impossibile da controllare e sanzionare dalle autorità.
Mi spiego meglio: mi sono giunte appunto diverse segnalazioni molto attendibili, di cittadini italiani che vengono a lavorare in Svizzera, sopratutto in Ticino per 2 o 3 giorni al mese, a volte anche 1 settimana di fila, senza notificare nulla a nessuno e, naturalmente, in nero. Hanno contatti per occupare una camera di solito e lasciano una percentuale al “datore-disonesto” di lavoro.
In un salone da parrucchiera del centro città, ad esempio, arriva mensilmente un parrucchiere dalla vicina Italia, si ritaglia 3 giorni al mese, avvisa le clienti, concentra gli appuntamenti e si porta a casa un bel gruzzoletto. Tutto questo chiaramente esentasse e senza oneri sociali.
Anche in molti altri settori vige questo trend, sopratutto sono ex frontalieri che, avendo capito l’andazzo e avendo diversi contatti nel nostro territorio, riescono con questo “giochetto” a portarsi a casa la pagnotta in pochi giorni di lavoro, chiaramente a discapito della nostra economia.
Ne sento purtroppo di tutti i colori, tutti i giorni, e non mi meraviglio più di niente.
Ho un sacco di segnalazioni, da parte di persone disperate che tra la sfiducia e molti altri fattori predominanti non sanno più cosa fare.
Il governo ticinese deve erogare meno permessi G, deve fare un’attenta analisi sulla situazione frontalieri e su tutte le sfaccettature minacciose che ne derivano.
Spero sui tavoli di lavoro del gran consiglio ticinese, qualche deputato porti questo argomento tramite magari un atto parlamentare.
Omar Wichtconsigliere ComunaleLugano
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