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OCST - Presa di posizione sulla mozione Lombardi in merito alle aperture dei negozi
Redazione
14 anni fa

Il commercio è senza ombra di dubbio il settore, la cui regolamentazione è sollecitata in misura maggiore rispetto agli altri rami dai cambiamenti che scuotono il contesto dentro il quale si muove. Bastino i seguenti richiami parziali. Muta progressivamente l’organizzazione sociale, sempre meno sincronizzata nei tempi del suo funzionamento. Evolvono le esigenze e le abitudini dei consumatori così come lo stesso concetto di consumo, che va ad incunearsi nelle modalità di vivere il tempo libero. Oscilla l’apporto decisivo della clientela turistica come pure, nelle zone di frontiera, la concorrenza tra il commercio sui due versanti del confine. Un dibattito che investe i consessi parlamentari I mutamenti che gravano sul settore del commercio concorrono a tenere acceso il dibattito sugli orari di apertura dei negozi e la contrapposizione tra chi auspica e chi al contrario si oppone ad una loro ampia liberalizzazione. Di questo confronto è impregnata, sul piano cantonale, l’elaborazione della nuova legge sugli orari di apertura dei negozi, che, per la delicatezza del tema, fatica ad avanzare. Sul piano federale, dove la Confederazione non possiede oggi la competenza di fissare gli orari di apertura ma ha invece il compito di regolare l’impiego del personale, si susseguono atti parlamentari volti a modificare aspetti puntuali, essendo votata all’insuccesso una modifica radicale dell’assetto odierno (come ulteriormente dimostrato, proprio in questi giorni, dal rifiuto della mozione Hutter). E’ il caso, anche nella sessione in corso delle Camere federali, per la regolamentazione dei negozi annessi ai distributori di benzina sui grandi assi stradali (mozione Lüscher) e per la mozione del Consigliere agli Stati F. Lombardi, che si inoltra nel tradizionale campo di competenza dei Cantoni chiedendo di uniformare gli orari di apertura dei negozi su scala nazionale (tra le ore 06 e le 20, rispettivamente le 19 al sabato). Ricadute sul settore stesso La mozione Lombardi mira a considerare più adeguatamente le mutate esigenze dei consumatori e ad attenuare l’esodo di clientela verso i Paesi confinanti. Ignora tuttavia numerose ricadute sfavorevoli e persino perverse che necessiterebbero una ben diversa considerazione. Ricadute che riguardano in primo luogo il commercio stesso, che non è riducibile ad una categoria uniforme. Il piccolo commercio ha condizionamenti e vincoli ben più rilevanti della grande distribuzione. Una estensione dei limiti di apertura porrebbe i piccoli negozi di fronte a tangibili difficoltà di organizzazione del servizio e soprattutto di copertura dei costi derivanti da un più prolungato impiego del personale. Una parte di essi sarebbe probabilmente indotta a chiudere anzitempo, concorrendo a creare una situazione disomogenea e disordinata di fruizione del servizio. Le ricadute investono evidentemente anche e soprattutto il personale. Si estenderebbero le fasce orarie disagiate, che andrebbero a penalizzare un personale prevalentemente femminile sul quale grava sovente un doppio carico: professionale e familiare. In un contesto molto concorrenziale, dove si punta ad evitare qualsiasi aumento dei costi, si intensificherebbero inevitabilmente le pressioni volte ad accrescere la produttività del personale (senza peraltro nessuna contropartita). Nella grande distribuzione, che diversamente dai piccoli negozi possiede ampi margini di intervento sull’organizzazione del lavoro, si acuirebbe la tendenza già in atto alla frammentazione dei momenti di lavoro sull’arco della giornata in modo da accrescere la presenza di personale negli orari di maggiore afflusso di clientela e di operare a ranghi ridotti negli altri. Non ne deriverebbe un incremento occupazionale ma piuttosto una dilatazione ulteriore della flessibilità del lavoro a danno della manodopera. Un esodo di origine diversa L’esodo di consumatori verso i punti di vendita oltre frontiera, che è invocato come movente decisivo della m

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