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Nuovi orizzonti contro la crisi
Redazione
18 anni fa
Ettore Moccetti

Spesso in economia la prudenza nelle previsioni è d’obbligo ma quando, esattamente un anno fa, si sono iniziati ad intravedere i primi segnali di una recessione destinata a sfociare in crisi, l’oggettività avrebbe dovuto indurre gli esperti a meglio affrontare l’argomento. Forse, ma con il senno di poi è facile teorizzare, almeno parte delle pesanti conseguenze di questa crisi si sarebbero potute arginare introducendo correttivi con largo anticipo. Intanto una premessa è d’obbligo: la recessione è un fenomeno ciclico, fisiologico che consiste in una fase del ciclo economico in cui per almeno due trimestri consecutivi si registra un calo del PIL reale. La sua causa è la riduzione della domanda aggregata, mentre la conseguenza è l’inevitabile aumento della disoccupazione. Così come sagacemente radiografato nelle scorse settimane dal Sole 24 Ore, l’attuale recessione ha origine nell’esplosione del costo dell’energia, triplicato tra metà 2006 e metà 2008 ma che, proprio quando stava per risolversi con un sensibile calo del prezzo delle materie prime (in particolare la progressiva diminuzione del costo del petrolio) si è inceppata sull’esplosione della crisi finanziaria con il fallimento di Lehman Brothers, la paralisi dei mercati ed il crollo delle borse. Quella recessione che si sarebbe dovuta esaurire in un paio di trimestri si è così trasformata in crisi globale la cui fine è difficile da prevedere. Verosimilmente per mercati relativamente protetti come quello elvetico potrebbe limitarsi al solo 2009, mentre globalmente potrebbe estendersi anche sull’arco del 2010. A detta dei maggiori esperti l’errore più grande che si potrebbe fare ora è sottovalutare la crisi ritenendola solo una normale recessione. In realtà tale non è più e sbagliato sarebbe semplicemente attendere la fine del suo ciclo naturale facendo capo agli strumenti dei quali già disponiamo (disoccupazione parziale, ad esempio, o limitati investimenti anticiclici). La crisi in atto non consiste in un solo calo della domanda ma in una discontinuità ed interruzione del processo di sviluppo. L’hanno perfettamente compreso i G20 che a Washington si sono innanzitutto impegnati a favore dello sviluppo economico. In questo senso l’atteggiamento prudente della Confederazione potrebbe non essere sufficiente anche se parzialmente si inserisce nel filone di quanto adottato anche dall’Europa. Aprire nuovi orizzonti (l’Europa suddivide i suoi aiuti in tre filoni: diminuzione dell’IVA, consolidamento del potere d’acquisto dei redditi bassi, investimenti nelle energie rinnovabili e nella ricerca) è la via che occorre imboccare e in questo senso Governo e Seco puntano da un lato su un miglior accesso ai mercati mondiali con la definizione a breve termine di accordi di libero scambio con Giappone, Canada e Stati del Golfo, e dall’altro sul rafforzamento dell’economia interna (revisione LOTC e IVA). Il DFE federale, tra l’altro, ha dato avvio allo sblocco generale delle riserve di crisi, restituendo a 650 imprese circa 550 milioni di franchi quanto mai importanti in questo particolare momento storico. Concludo, parafrasando Peter Brabeck Presidente del CdA di Nestlè, augurandoci che questa crisi ci porti verso orizzonti produttivi e ricordando che l’umanità non uscì dall’età della pietra perché finirono i sassi, ma perché trovò opzioni più interessanti. Ettore Moccetti, membro UP PLR Lugano

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