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Nuove leggi, ma quanto siete al sicuro nel WEB?
Redazione
6 anni fa

La giurisprudenza sembra mancare ancora ad oggi di leggi ad hoc che servono a mettere al riparo da numerose problematiche, in particolare per le notizie che affermano palesemente il falso oppure che ingiuriano ed incessantemente veicolate in rete (le famigerate Fake News) che sempre più spesso vengono generate anche autonomamente da programmi cosiddetti social bot che in sostanza sono programmi molto sofisticati che simulano tutta una serie di opinioni e finiscono per confondersi con le interazioni umane fomentando una discussione, diffondendo opinioni del migliore offerente, dietro a questo agire non c'è la mano della persona, ma solo algoritmi molto complicati applicati da ingegneri informatici che li gestiscono, sono in grado di influenzare in grande misura discussioni pubbliche ed anche fomentare rivolte nei paesi "caldi" dove il termometro geopolitico è critico, a tutto vantaggio di chi detiene una buona risorsa economica.

Per la tutela della privacy da un possibile uso improprio e per la rimozione dei dati o la consecutiva richiesta di indirizzi ID incriminati si entra in un baratro incredibile, infatti per raggiungere un cyber criminale la polizia di Stato (in casi allargati Europol) rimane abbastanza imbrigliata, tuttora anche per casi altamente mediatizzati in cui i casi e la ricerca del colpevole rimangono ancora in crisi per il mancato esercizio di strumenti dissuasivi, questo soprattutto per la difesa dei minori da tutta una serie di minacce che partono al singolo adescamento o per fini pedopornografici fino alla induzione ad atti e comportamenti autolesivi della propria persona (Blue Whale per i più giovani).

Il Consiglio Federale pur ammettendo mancanze nelle leggi non ritiene opportuno creare nuove norme supplementari in questo ambito, ma ritiene comunque sensato osservare i vari sviluppi futuri di tali nuove pratiche virtuali e di evoluzione dei social, interessante osservare invece un paradosso nei fatti con un numero sempre crescente di cyber attacchi contro la persona e contro le società industriali ad alto valore aggiunto in cui una moltitudine di denunce contro ignoti spesso si perdono contro un muro di gangli artificiali del mondo digitale. Problematiche per le condotte verso giovani minorenni si incrementano di anno in anno così come la sottrazione di denaro con diversi escamotage, ingiurie anonime e molte altre situazioni più o meno conclamate.

Un problema sempre più globale, penso sia il caso di intervenire internamente (nostro paese) con maggior forza e chiarezza, questione esclusivamente politica.

Per rimanere nel nostro panorama giuridico da poco ci si è dotati di una nuova legge sulla protezione dei dati (LPD) che disciplina diversi aspetti per i media e per i Social e si predilige diversi obiettivi, tra i quali: protezione dei dati fin dalla progettazione o nel rafforzamento degli obblighi di diligenza nel trattamento di dati, i risultati di un nuovo progetto volto a capirne gli effetti sono ancora in elaborazione dal dipartimento federale di giustizia e polizia, rimarrà nel cassetto della burocrazia o vedremo dei progressi, ai posteri....

La più grande problematica dello Stato e del nostro sistema di polizia informatico sta nel richiedere informazioni ai gestori social, che sono spesso protetti dal diritto internazionale e dalla mancanza di nuove norme adatte alla trasparenza fra paesi, questo è anche responsabilità della globalizzazione nel complesso e il dilemma etico verso responsabilità di enormi gruppi quotati in borsa che dalla leggerezza internazionale sulle imposizioni di tassa (ad personam come Google, Amazon,...) inducono anche ad una delegittimazione di responsabilità verso i paesi nazionali; visto e comprovato che la sede dei più grandi social si trovano oltre oceano.

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