
Nowruz è il simbolo del cambiamento. È il simbolo della vittoria della luce sulle tenebre.
È il momento dell’anno in cui luce e oscurità si incontrano; con la luce che avanza. È in quell’istante preciso che nasce Nowruz. Un giorno nuovo, una nuova possibilità, una nuova speranza.
Nowruz si celebra all’inizio della primavera e significa, letteralmente, “giorno nuovo”. È l’antico Capodanno persiano, celebrato non solo in Iran, ma anche in paesi come il Tagikistan, l’Afghanistan e l’Azerbaigian.
Ma Nowruz non è soltanto una festa. È una memoria viva, con oltre tremila anni di storia. Esiste da prima dell’Islam, prima di molte religioni, prima di grandi civiltà. Dalle sue radici zoroastriane fino a oggi, ha attraversato imperi, confini, guerre e trasformazioni, senza mai perdere la propria essenza.
Ogni anno ritorna, silenzioso ma potente, a ricordarci che nulla è eterno. Né l’inverno, né l’oscurità.
Nowruz è un invito a lasciare andare ciò che non serve più, a fare spazio, a ricominciare anche quando sembra difficile.
La tradizione della khaneh-takani, la pulizia della casa, la tavola preparata con cura, le visite ai parenti, l’incontro con gli anziani, i doni ai più piccoli, il cibo condiviso. Sono gesti semplici che custodiscono un messaggio profondo: continuare a vivere, continuare a sperare.
Nowruz inizia esattamente nel momento dell’equinozio di primavera, quando il Sole attraversa l’equatore celeste e il giorno e la notte si equivalgono. Questo evento si verifica ogni anno tra il 20 e il 21 marzo.
Gli antichi persiani erano straordinari osservatori del cielo e riuscivano a calcolare questo istante con sorprendente precisione, molto prima delle tecnologie moderne.
Il calendario solare hijri (Hijri Shamsi), utilizzato ancora oggi, si basa proprio su questo momento reale. Grazie alla sua struttura astronomica, è considerato uno dei calendari più precisi al mondo e per certi aspetti persino più accurato del calendario gregoriano.
Nel XI secolo, fu riformato e sistematizzato dal grande scienziato persiano Omar Khayyam, consolidandone ulteriormente la precisione.
Al centro delle celebrazioni c’è la tavola del Nowruz, composta da sette elementi che iniziano con la lettera “S” in persiano.
Ognuno porta con sé un significato simbolico:
· Sabzeh (germogli) → rinascita, crescita, vita
· Sib (mela) → bellezza e salute
· Senjed → amore e affetto
· Sir (aglio) → protezione e guarigione
· Samanù → forza e abbondanza
· Serkeh (aceto) → pazienza e saggezza
· Sumaq (sommacco) → l’alba, la vittoria della luce sulle tenebre
Non è soltanto una tradizione. È un linguaggio simbolico che parla di speranza.
Eppure, il Nowruz di quest’anno arriva accompagnato da dolore. Vite spezzate per il desiderio di libertà. Speranze interrotte. Famiglie divise, cuori lontani da casa, sospesi nell’incertezza.
Molte famiglie iraniane accolgono il nuovo anno con il vuoto lasciato dai propri cari.
Milioni di persone celebrano questo Nowruz tra crisi, pressione e paura.
E tuttavia, la speranza resiste. La speranza che l’inverno finisca e la primavera arrivi.
Che la luce, ancora una volta, prevalga sulle tenebre. Che giorni migliori siano in cammino.
È proprio qui che il Nowruz assume il suo significato più profondo. Perché anche nelle difficoltà, qualcosa resiste. Qualcosa cresce. Qualcosa rinasce.
Forse è questo il suo vero insegnamento: non ignorare l’oscurità, ma scegliere la luce. Non aspettare condizioni perfette, ma iniziare da dove si è.
Per chi festeggia con gioia e per chi celebra con un nodo alla gola, questo nuovo inizio appartiene a tutti. Perché la primavera non chiede il permesso. Arriva e porta sempre con sé la promessa di un nuovo inizio.
Buon Nowruz.
Shabnam Mazidi

