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Leandro De Angelis
Non vuoi o non puoi pagare? Il Municipio di Lugano alla Foce non ti vuole
Redazione
un mese fa
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Giovedì sera attorno alle 21 sono arrivato alla Foce del Cassarate. Per accedervi ho dovuto mettermi in coda tra delle transenne in attesa che il personale di sicurezza mi aprisse lo zaino alla ricerca di bottiglie o lattine. Questo perché il Municipio di Lugano ha deciso che queste alla Foce non sono più accettate. Se vuoi entrare e berti la tua birretta nel luogo più popolare delle serate luganesi, peggio per te. O compri dentro – a prezzi da bar – o rimani a secco.

Questo a me non va giù. La Foce è uno spazio pubblico, uno dei pochi con accesso al lago e di gran lunga la parte di Lugano di maggior successo per le serate estive. E il pubblico deve avere il diritto di accedervi quando vuole, anche con una birra, se lo desidera, perché non è uno spazio privato.

Il Municipio giustifica la sua decisione menzionando problemi di sicurezza. Tuttavia, il fatto che qualcuno venga alle mani non giustifica la punizione collettiva di tutte le persone che vogliono bere qualcosa la sera in uno spazio pubblico senza dover essere obbligate a comprare da un bar. Tanto più che i problemi di sicurezza sono stati pesantemente gonfiati. Se durante il COVID si creavano veramente delle situazioni di disagio, oggi questo non è il caso. Ci sono centinaia di persone che trascorrono le loro serate estive alla Foce senza fare né vivere alcun problema. Che il weekend scorso ci sia stata una rissa non va bene, ma reagire imponendo barriere, check point e divieti a tutti è assolutamente sproporzionato. E se proprio si ritiene di dover fare qualcosa per la sicurezza, si possono ingaggiare degli operatori di prossimità.

Andare a far leva su casi isolati è comunque sbagliato. Nel caso migliore, ciò riflette l’ossessione della politica luganese per l’illusione della sicurezza assoluta. Quell’ossessione che, con la pretesa (illusoria) di volerci proteggere da ogni minaccia, crea sempre più limiti, sorveglianza, controlli, ma anche burocrazia e costi, mandando all’aria la libertà e la responsabilità individuale e collettiva. Alla faccia della società liberale.

Nel caso peggiore, la scelta del Municipio è invece la risposta agli interessi economici degli esercenti presenti alla Foce. Oppure a un riflesso tipico della politica luganese: ragazzi e ragazze fanno casino, e – e questo forse è il crimine più grande – non spendono abbastanza, perché si portano le loro cose invece di comprare al bancone. Insomma, non fanno girare il business e quindi devono sparire. Anche se è un luogo pubblico. Io potrei fregarmene: non ho più l’età incriminata, ho un lavoro e se in una serata voglio bermi 3 birre e un drink non ho problemi a spendere 40 franchi. Ma non è così per tutti, e non lo era neanche per me fino a quando studiavo.

Invito il Municipio di Lugano a tornare sui suoi passi, perché abbiamo tutti e tutte il diritto di vivere gli spazi pubblici. Inclusi studenti, apprendisti e chi ha il portafogli leggero.

 

Leandro De Angelis - Presidente PVL Ticino

 

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