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Fabio Cameroni
Non vogliamo perdere investimenti e posti di lavoro
Redazione
un mese fa
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L’iniziativa antidumping dell’MPS “Rispetto per i diritti di chi lavora!” viene presentata come una misura a favore dei lavoratori, ma in realtà rischia di danneggiare proprio chi lavora. Il pericolo più grave è quello di mettere in difficoltà le aziende e, di conseguenza, di mettere a rischio posti di lavoro reali, non teorici.

Il tessuto economico ticinese è composto in gran parte da piccole e medie imprese, spesso con margini molto ridotti. Queste aziende non dispongono di uffici amministrativi dedicati: ogni nuova procedura burocratica significa tempo sottratto al lavoro produttivo. L’iniziativa obbliga a notificare ogni singolo contratto, ogni modifica, ogni scioglimento, oltre ai contratti già esistenti. Un carico amministrativo enorme, ripetitivo e senza alcun impatto reale sui salari. Per una PMI significa ore di lavoro perse, costi aggiuntivi, minore capacità di concentrarsi su clienti, investimenti, qualità.

A questo si aggiunge il peso per lo Stato: oltre 160 nuovi ispettori da assumere, per una spesa superiore ai 18 milioni di franchi all’anno. Una cifra che inevitabilmente finirà in nuove tasse, nuovi tagli o nuove pressioni sulle imprese. Quando lo Stato diventa più costoso, il settore privato diventa più fragile.

Il risultato è prevedibile: meno competitività e più incertezza. Le aziende che possono investire altrove lo faranno. Quelle che oggi stanno valutando se crescere o assumere personale potrebbero rinunciare. Ogni freno burocratico è un freno all’occupazione.

In un mercato come il nostro, dove la concorrenza internazionale e intercantonale è fortissima, introdurre un sistema di controllo massivo e unico in Svizzera significa rendere il Ticino un luogo meno attrattivo per lavorare e produrre. E se un territorio diventa meno attrattivo, perde aziende. E quando perde aziende, perde posti di lavoro.

Il paradosso è evidente: un’iniziativa che pretende di difendere i lavoratori rischia di mettere in pericolo proprio la loro stabilità. Perché quando un’impresa è soffocata da costi e burocrazia, non può creare occupazione. E se non può creare occupazione, prima o poi sarà costretta a tagliarla.

Per proteggere davvero i posti di lavoro, questa iniziativa va respinta. Votiamo quindi no il prossimo 8 marzo!

Fabio Cameroni, Presidente di AM Suisse Ticino

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