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Pierluigi Pasi
Non è un paese … per democratici, piuttosto (chi ha paura del referendum?)
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
3 anni fa
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Due premesse. Piazzare uno skate park con relativa “area di svago” sulla rotonda dell’ex macello comunale, notoriamente uno fra i siti più pericolosi e inquinati dal traffico motorizzato di Mendrisio, è oggettivamente un’idea dissennata. Offrire questo “contentino” avvelenato agli utilizzatori del Mendrisiotto della tavola su ruote e agli adepti del salto acrobatico metropolitano (non è dato di sapere quanti siano, ma questo poco importa), spacciandolo per una gran bella idea, è soggettivamente perlomeno di cattivo gusto.

Ora, si può anche capire che, dopo gli scivoloni del quadriennio agli sgoccioli, in vista delle vicine elezioni comunali, con quel progetto fatto passare in Consiglio comunale proprio all’inizio del periodo estivo il Municipio rosso-verde sia sul fotofinish alla ricerca di consensi (anche) “giovani”. E anche che, per incipriarsi l’immagine, sfrutti altisonanti ma pressoché sconosciuti riconoscimenti d’inclusione democratica dispensati, a questo titolo, nella Svizzera d’oltralpe; con tanto di prima pagina sul sito web. Fra tali proposte, ancorché scombinate, e le relative mosse elettorali, furbastre come appaiono, sia chiaro ci si muove ancora nel gioco lecitamente “democratico” di chi è alla ricerca di riconferma alle prossime comunali di aprile 2024.

Date queste premesse, bisogna però dire che quanto, invece, c’è di poco democratico è il tentativo di ostacolare l’esercizio effettivamente democratico di quanti hanno deciso la raccolta delle firme per il referendum, convinti che sul progetto come tale debbano infine potersi esprimersi tutti i cittadini contribuenti di Mendrisio. Di poco democratico non sono tanto gli scritti sui media a firma degli esponenti dell’intellighènzia politica trasversale cittadina, spintisi fino a definire costoro «ottusi e retrogradi» o a scrivere, giocando col titolo di una pellicola cinematografica piuttosto datata (dunque probabilmente poco conosciuta ai giovani skaters e acrobati), che «Mendrisio non è un paese per giovani». Lo sono piuttosto le azioni degli organizzatori della campagna denigratoria sui “social” e – questo è il peggio – dei picchetti anti-firma (non violenti, ovviamente) e dei “disincentivatori” (certamente benevoli) degli ancora indecisi firmatari. Circostanze, quest’ultime, cui non si ricorda di avere mai assistito in passato all’occasione della raccolta di firme referendarie, federali o locali che fossero.

Tutti costoro (esponenti dell’intellighènzia e “disincentivatori”), scordano oppure, peggio, misconoscono due cose. La prima: il referendum è una fra le più nobili forme del nostro (invidiato) sistema istituzionale, che fa della Svizzera, dei suoi Cantoni e dei suoi Comuni un unicum per democrazia diretta. La seconda: un progetto vittorioso agli esiti del voto referendario acquista sempre maggiore legittimazione. Dunque, chi davvero crede nell’idea dello skate park al macello, anziché scoraggiare la raccolta delle firme farebbe bene a incentivarla: naturalmente se è convinto della sua bontà e (comprensibilmente) del fatto che, quando i cittadini contribuenti dei Mendrisio andranno a votare, daranno loro ragione.

Un’ultima considerazione. Proporre «soluzioni alternative» (anche se di alternative già ne sono state indicate, eccome!) non stava certo preventivamente a chi sta raccogliendo le firme per il referendum né tantomeno a chi la firma la apporrà sul formulario apposito. Se davvero il Municipio (e il Consiglio comunale) ritiene che lo skate park sia una priorità irrinunciabile per la collettività di Mendrisio e i suoi contribuenti, individui l’esecutivo un’alternativa ragionevole, compatibile con la sicurezza e la salute di chi lo frequenterà. Ciò è precisamente fra le sue competenze e fra i suoi doveri.

Pierluigi Pasi, Sezione UDC di Mendrisio

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