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Matteo Buzzi
No all'abolizione del valore locativo: una soluzione peggiore del problema
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
un anno fa
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Il valore locativo è un reddito fittizio usato solo fiscalmente e per questo molti proprietari lo ritengono correttamente ingiusto. È quindi legittimo auspicarne una sua abolizione. Il problema sta però sempre nella soluzione adottata. Una soluzione è inserita nel decreto concernente l'imposta immobiliare sulle residenze secondarie in votazione il 28 settembre. Una cosa è infatti una abolizione del valore locativo con un impatto neutrale per la collettività, un’altra è una abolizione che crea a cascata tutta una serie di altri gravi problemi. L’abolizione del valore locativo comporterebbe innanzitutto una perdita per la Confederazione di 1,6 miliardi all’anno. Questo regalo fiscale aggraverà i tagli di bilancio già previsti dalla Confederazione nel suo pacchetto di misure di risparmio. Tagli per miliardi di franchi che interesseranno in particolare la ristrutturazione degli edifici, i trasporti pubblici, gli asili nido e la riduzione dei premi di cassa malati e in generale linearmente tutti i settori tranne l’esercito.

Conseguenze per cantone e comuni

Alle perdite fiscali a livello federale si aggiungo le perdite per i comuni e i cantoni (55 milioni per il Cantone Ticino e 44 milioni per i comuni ticinesi) che porteranno inevitabilmente ad ulteriori tagli o al rialzo delle imposte cantonali e/o comunali. L’abolizione del valore locativo comporta anche l’abolizione delle detrazioni fiscali per le misure di risparmio energetico. I proprietari avranno quindi ancora meno motivi per ristrutturare le loro abitazioni. Molte persone non potrebbero più permettersi il risanamento del proprio immobile e lo stato del parco immobiliare peggiorerebbe progressivamente. Se venissero meno gli incentivi fiscali per la ristrutturazione degli edifici e l'utilizzo delle energie rinnovabili, il settore dell’edilizia rischierebbe un crollo significativo delle commesse. La sopravvivenza di molte imprese locali sarebbe quindi compromessa e si perderebbero importanti posti di lavoro.

Irresponsabile indebolire la transizione energetica

Il risanamento energetico degli edifici è una misura efficace per la riduzione delle emissioni di CO2 nel settore degli edifici. Le deduzioni fiscali per gli investimenti nelle pompe di calore, negli impianti solari o nell'insolazione termica favoriscono questi interventi. Se questi vengono soppressi o ridotti, il ciclo di risanamento rallenta e le emissioni di CO2 rimangono elevate, compromettendo il raggiungimento degli obiettivi climatici. Di fronte all’urgenza climatica, è irresponsabile indebolire la transizione energetica. Anche gli interessi ipotecari e le spese di manutenzione non saranno più deducibili fiscalmente, il che andrà a colpire soprattutto i proprietari di immobili della classe media. Votiamo quindi un chiaro NO alle urne il 28 settembre perché la presunta soluzione è nettamente peggiore del problema che si voleva risolvere.

Matteo Buzzi, deputato in Gran Consiglio Verdi, Locarno

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