
Il numero di veicolo pesanti che circolano sulle nostre strade e autostrade cresce di anno in anno. Tanto importanti per la nostra economia, essi rappresentano oggettivamente anche un disagio per gli altri utenti della strada, così come per chi si trova a risiedere lungo le nostre vie di comunicazione. Ai «bisonti» più o meno grandi e pesanti siamo ormai abituati. Spesso le strade portano le ferite di questi veicoli. La cronaca riporta di tanto in tanto tristi incidenti e la convivenza con il traffico familiare non sempre è facile. Il peso massimo per questi veicoli da trasporto in Svizzera – da 3 anni – è di 40 tonnellate, ma in alcuni Paesi dell’Europa unita circolano sperimentalmente da alcuni anni i cosiddetti «gigaliner», veri e propri nuovi bisonti di 60 tonnellate e 25.25 metri di lunghezza (contro i 18,75 dei 40 t). Per ora si tratta solo di una prova, ma non facciamoci illusioni: l’Unione Europea cercherà nei prossimi anni di ottenere il permesso di transito per i 60 t lungo le strade nazionali. Il nostro Paese rappresenta il canale principale del collegamento nord-sud – in particolare il Ticino – e le nostre strade sono certamente appetibili agli occhi degli autotrasportatori europei confrontati alla concorrenza internazionale. I «gigaliner» permettono infatti di trasportare fino al 30% di merce in più, riducendo i costi del trasporto su strada del 2025%. Ma questo risulta essere l’unico potenziale beneficio di questi nuovi giganti della strada. Da un punto di vista di politica ambientale, di sicurezza stradale, di usura delle strutture e di costi di infrastrutture le conseguenze sarebbero sicuramente negative. I flussi di traffico subirebbero ulteriori congestionamenti, rumori e inquinamento non diminuirebbero certamente e tutte le infrastrutture andrebbero adattate per il passaggio dei veicoli di 60 tonnellate e alla maggiore lunghezza degli stessi. Inoltre, se questi automezzi dovessero essere introdotti definitivamente in Europa, e di conseguenza anche in Svizzera, metterebbero seriamente in pericolo la politica di trasferimento del traffico pesante dalla strada alla ferrovia. Questi autocarri sono troppo lunghi: non è quindi possibile caricarli sui treni, senza nuovi grandi investimenti pubblici. In conclusione, non resta che auspicare che sia gli ambienti economici, sia quelli ambientalisti, sostenuti dalle autorità politiche cantonali e nazionali, pongano al più presto un chiaro veto ai «gigaliner». Positiva è stata la prima reazione dell’Associazione degli autotrasportatori svizzeri che sin dalle scorse settimane ha ribadito un NO alle 60 tonnellate. Marco Romano, segretario cantonale del PPD
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