
1. Introduzione e contestualizzazione
Il Sindacato VPOD Ticino ritiene che gli attuali ‘‘Bilaterali III’’, risultando insoddisfacenti per la protezione delle condizioni di lavoro soprattutto nelle regioni di frontiera ed esponendo i servizi pubblici a un rischio accresciuto di smantellamento, non possano essere sostenuti.
In particolare, destano preoccupazione l’insufficienza delle misure di accompagnamento previste, l’effettiva tenuta delle attuali tutele lavorative, le ripercussioni per i servizi pubblici, il disciplinamento restrittivo degli aiuti di Stato e, con ciò, gli aspetti istituzionali dell’accordo.
Da una prospettiva sindacale si rende pertanto necessaria una rinegoziazione del pacchetto e un rafforzamento più coraggioso del diritto del lavoro interno, che rimetta al centro la difesa dei salari e dei diritti sociali e che si opponga ai disegni della destra xenofoba e del padronato.
Una posizione che rimane sempre ancorata alla convinzione di contrastare, con spirito unitario e di solidarietà, ogni forma di discriminazione tra lavoratori indigeni ed esteri. Un’anticamera, questa, di statuti lavorativi altrimenti precari e sprovvisti di diritti come per gli ‘‘stagionali’’.
2. Condizioni di lavoro e salariali
Per un Cantone fortemente confrontato con il dumping salariale come il Ticino, il mancato adeguamento se non addirittura l’allentamento delle misure d’accompagnamento rischierà di tradursi in un’ulteriore pressione al ribasso sui salari e in una maggiore diffusione di rapporti di lavoro precario. In quest’ottica, non sono state sufficientemente considerate le problematiche delle regioni di frontiera, né sono state previste le necessarie misure di compensazione.
Innanzitutto, la clausola di salvaguardia prevista appare insufficiente. In effetti, oltre a basarsi su condizioni troppo rigide e poco trasparenti, la stessa potrà essere attivata unicamente a livello nazionale escludendo un’applicazione anche su base regionale o cantonale.
Gli accordi prospettano inoltre una riduzione del termine di notifica per i lavoratori distaccati da 8 a 4 giorni, che indebolirà inevitabilmente l’efficacia dei controlli in questo ambito. La Svizzera dovrebbe del resto adattarsi alle direttive europee in materia di distacco, riducendo significativamente la possibilità di rafforzare i propri meccanismi di protezione salariale. Considerata la crescente pressione derivante dalla libera circolazione per un Cantone come il Ticino, il pacchetto non presenta perciò gli strumenti necessari a garantire dei salari dignitosi, ad assicurare dei controlli efficaci e a fornire adeguate tutele a tutte/i le/i lavoratrici/tori.
3. Servizi pubblici e aiuti di Stato
Il Sindacato VPOD Ticino esprime inoltre profonda preoccupazione rispetto alla protezione del servizio pubblico, per quanto concerne anche e soprattutto il settore dell’energia. In questo ambito, sussiste il rischio concreto di una riduzione delle competenze decisionali cantonali, ma anche delle garanzie a tutela della proprietà degli impianti e delle aziende elettriche locali.
In generale si accentueranno i pericoli derivanti dalla liberalizzazione del mercato elettrico, i quali andranno a ripercuotersi anche sul mantenimento di un servizio universale a favore dei consumatori. Nello specifico, si vedrà altresì limitata la possibilità di stipulare contratti a lungo termine tra produttori e distributori. Come denunciato da più parti, l’apertura del mercato comporterà inoltre un deterioramento delle condizioni di lavoro e dei volumi occupazionali.
In questa prospettiva, è fonte di inquietudine anche il rischio di un allineamento alla normativa europea in materia di aiuti di Stato (per ora in relazione al trasporto aereo, ai trasporti terrestri e al futuro accordo sull’energia elettrica). Tale allineamento porterebbe infatti a ridimensionare la possibilità di stanziare un sostegno e investimenti pubblici in settori ritenuti strategici per la Confederazione, nonché di salvaguardare la missione pubblica di determinati servizi.
La direzione, in linea di fondo, sarà comunque quella di incoraggiare una liberalizzazione del servizio pubblico a partire dal settore elettrico, dal trasporto aereo e dai trasporti terrestri.
4. Diritti democratici e popolari
Si accoglie criticamente una compressione dei margini normativi nazionali e degli strumenti di democrazia diretta, nella misura in cui verrebbe introdotto un recepimento dinamico del diritto europeo. La validità delle iniziative popolari e dei referendum, così come di uno sviluppo delle politiche interne, si vedrebbe infatti subordinato alla compatibilità con i trattati europei.
Ciò rischia non soltanto di castrare un rafforzamento delle misure di accompagnamento, ma anche di depotenziare i diritti popolari quale storico strumento di pressione per contrastare la liberalizzazione dei servizi pubblici. Comprimendo tali prerogative istituzionali, si ridurrebbero di conseguenza le possibilità di opposizione e di proposta a livello popolare. Da questo punto di vista, gli aspetti istituzionali dell’accordo rivestono quindi un particolare interesse sindacale.
5. Conclusione e rivendicazioni
Per questi motivi, nell’ambito della discussione sui Bilaterali III, andrebbero almeno assicurati:
- un deciso rafforzamento delle misure d’accompagnamento (salari minimi economici dignitosi, agevolazioni per decretare l’obbligatorietà generale dei CCL, controlli e sanzioni più efficaci, protezione reale contro il licenziamento, ecc.);
- un potenziamento e un’estensione della clausola di salvaguardia, rendendo possibile almeno una sua applicazione in modo meno restrittivo e su base regionale;
- una strenua salvaguardia delle prerogative statali nel campo dell’energia e dei trasporti, nonché della proprietà e della gestione pubblica degli impianti e delle aziende elettriche;
- la chiara difesa della prerogativa di elargire aiuti di Stato per motivi d’interesse pubblico;
- una garanzia del rispetto delle misure d’accompagnamento nazionali e dell’efficacia degli strumenti di democrazia diretta, anche in relazione alla ripresa dinamica del diritto dell’UE.
Alla luce delle criticità esposte, che sono avvertite con particolare intensità nelle regioni più confrontate con l’impatto della libera circolazione, il Sindacato VPOD Ticino si attende soluzioni e garanzie chiaramente più incisive: il pacchetto di accordi non può insomma portare a un peggioramento della concorrenza tra i lavoratori e del dumping salariale, ma dovrebbe ruotare attorno alla solidarietà e ai diritti. In assenza di ciò, i Bilaterali III non presentano sufficienti rassicurazioni dal profilo della protezione dei salari, delle condizioni di lavoro e della tenuta dei servizi pubblici. Sulle basi attuali, essi non potranno dunque essere sostenuti.

