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Nicola Pini - Ripartiamo dal buon senso
Redazione
11 anni fa

Quando in Governo ci si intende poco (e in parlamento spesso ancora meno, per non parlare dei partiti), e ci si ritrova in uno sterile tutti contro tutti in cui si è più impegnati a profilarsi che a cercare soluzioni, ritorna la tentazione di cambiare le regole del gioco: perché non trasformare il sistema elettorale proporzionale – che genera solo con molta fatica delle maggioranze – in un maggioritario? Non avremmo più Consiglieri di Stato che vanno per conto proprio, ma una maggioranza chiara che possa togliere il Paese dall'impasse in cui si trova in molti ambiti.

Facilmente detto, facilmente smentito: in un maggioritario “puro” (all’italiana per intenderci) l'opposizione avrebbe a disposizione l’arma del referendum popolare e dunque ogni decisione rischierebbe la bocciatura. Così liberi e veloci di decidere non saremmo neppure con il maggioritario. E neanche un maggioritario “sporco” – come quello in vigore nella maggior parte degli altri cantoni svizzeri, dove è applicato in modo da conseguire di fatto un risultato vicino al proporzionale, con rappresentanti di più partiti nell’esecutivo – avremmo delle conseguenze negative, con i partiti e i candidati ancora più portati a sacrificare le proprie convinzioni sull’altare di un’alleanza precostituita per ragioni elettorali.

Ma io sono contrario di principio anche per altri motivi: il governo non rappresenterebbe più il Paese, solo una maggioranza – contro una minoranza. Non proprio quello che ci vuole per stimolare i ticinesi a raccogliere le forze per affrontare insieme le impegnative sfide che ci attendono; io credo piuttosto nella necessità del confronto fra posizioni politiche diverse, sono convinto che offra la possibilità di migliorare i progetti, affinché ottengano il consenso più ampio possibile. In un momento in cui il Ticino è a una svolta storica – finite le rendite di posizione, dobbiamo capire che direzione prendere – i concetti di rappresentatività e coesione sociale sono ancora più importanti.

Quindi no, non credo che ci vogliano cambiamenti istituzionali, ma serve ritrovare una cultura del dialogo all'interno del Governo (come servirebbe in parlamento e fra partiti). Serve che i Consiglieri di Stato tornino ad essere consapevoli di questa responasbilità di fronte al Paese, che si ricordino di non essere solo Direttori di un dipartimento, ma anche e soprattutto Consglieri, appunto. E ciò comporta che ci si interessi anche dei dossier degli altri dipartimenti, che si discuta insieme di dove si vuole condurre il Ticino e in che modo. Quando il mare è agitato, non basta più che ognuno pensi unicamente al suo compito specifico. O che, peggio ancora, si mandi il collega volutamente allo sbaraglio, fornendo proiettili ai suoi avversari. Poi, una volta elaborato un progetto condiviso, servono Consiglieri di Stato che sappiano difenderlo e trascinare il proprio partito, convincerlo che si è sulla buona strada. Questo è il proporzionale che mi piace. Ripartiamo da queste regole chiare, tornando però a interpretarle non in vista delle prossime elezioni, ma delle prossime generazioni.

Nicola PiniVicepresidente PLR e candidato al Consiglio di Stato

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