
Il Consiglio di Stato ha sbagliato a respingere la proposta di dotare tutto il Cantone, comprese le regioni periferiche, di un collegamento internet veloce.
In primo luogo perché è proprio in un momento di crisi e di incertezza economica come quello che stiamo vivendo che l’ente pubblico deve intervenire con investimenti atti a creare le condizioni giuste per l’esercizio di nuove e diverse attività economiche. È una questione di competitività del territorio, soprattutto in vista dell’arrivo di Alp Transit. Stando fermi ci facciamo superare, ancora una volta, a destra, dimostrandoci bravi a stipendiare il presente, ma deboli a mettere fieno in cascina per il futuro.
Secondariamente perché ancora una volta la politica cantonale abbondona a loro stesse le regioni periferiche. E stupisce che complici siano il ministro del Territorio (quale, a questo punto?) e il ministro della Leventina. Si lasci fare il mercato: questa parrebbe l’argomentazione principe. Ora, sono il primo a crederci, ma l'accesso a internet è un campo in cui il libero mercato non basta: per garantire le pari opportunità a tutti è essenziale che l'ente pubblico funga da stimolo, perché la banda larga è oggigiorno ciò che le strade rappresentavano nell'Ottocento. 8-16 milioni l’anno sono tanti? Ne spendiamo oltre 40 per la conservazione delle sole strade cantonali! E non solo: ne spendiamo 12 ogni anno per la “locazione di spazi per le esigenze dell’amministrazione cantonale e relative spese”; milioni che potremmo risparmiare con un utilizzo intelligente del telelavoro e della digitalizzazione di alcune procedure (sempre grazie alla fibra ottica naturalmente).
Le Valli hanno in sé potenzialità ancora inespresse che devono manifestarsi nel contesto cantonale: è quindi necessario collegare virtualmente e fisicamente le regioni periferiche innescando un circuito virtuoso di persone, esperienze, idee e risorse. Si veda ad esempio il Trentino Alto Adige. Anche per questo il PLR ha inserito nel suo programma politico, oltre alla fibra ottica, altre misure a sostegno delle zone periferiche: lo sblocco ragionevole dei rustici, una differenziazione delle norme edilizie e pianificatorie tra valli e centri urbani, la semplificazione delle regole pianificatorie anche solo per permettere un controllo più efficace di quanto avviene sul territorio. E ancora il rafforzamento degli introiti finanziari grazie alle risorse proprie naturali (acqua, legno, pietra, natura, turismo), un maggiore sostegno da parte della Confederazione all'agricoltura di montagna e la valorizzazione e commercializzazione dei prodotti locali. La cultura della montagna comprende spirito di sopravvivenza, creatività e anche apertura: qualità di cui il Ticino tutto non può fare a meno.
Nicola Pini, vicepresidente PLR e candidato al Consiglio di Stato
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