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Nicola Pini - Non solo liceo
Redazione
12 anni fa

Siamo un paese per giovani, e studenti. Il Ticino ha uno dei tassi di liceali più alti della Svizzera, e non sarebbe un male solo se non si pensasse che sia l’unica strada verso solide e ambiziose prospettive future. La conoscenza è una virtù fondamentale e una premessa di libertà, un bene che è a prova di furto. Ma i percorsi formativi sono percorribili e di qualità anche in campo professionale.

In Svizzera c’è da decenni un sistema formativo invidiato in tutto il mondo: l’apprendistato, quel binomio scuola-lavoro che offre ai giovani che si avviano alla vita professionale stipendio e conoscenza. L’apprendistato è però anche la sponda dalla quale partono passerelle che portano a formazioni più alte, anche accademiche, e che offriranno i mezzi per essere flessibili, specializzati e, soprattutto, preparati. Il problema, soprattutto ticinese, è che spesso mancano interesse e informazione. Da una parte, c’è la sensazione che i genitori spingano i loro figli alle scuole superiori per motivi di maggior qualità di vita e preparazione in vista di studi universitari; dall’altra si percepisce una carenza informativa da parte dell’orientamento professionale, non tanto per mancanza di qualità degli orientatori, ma più che altro per una trasmissione difficile se non addirittura incompresa del concetto che l’imparare un mestiere è anche studio e apre prospettive uguali o addirittura migliori, in termini di tempo, di formazione e di prospettive, rispetto a una scuola superiore come Liceo o Commercio.

Che fare? La prima cosa è potenziare l’orientamento professionale nelle scuole medie. Come fare? Uno: lanciando operazioni puntuali quali gli incontri periodici e assidui tra orientatori e categorie professionali, in modo che la conoscenza fra scuola e lavoro sia sempre migliore; due: offrendo alle scuole, e agli allievi, mostre, presentazioni, visite in azienda e organizzando serate con i genitori (ad esempio l’Associazione Industrie Ticinesi propone il progetto Industria We like it); tre: rinnovando Espoprofessioni, che ha margini di sviluppo notevoli, magari introducendo incontri sul modello della Notte dell’orientamento a Friborgo (dalle 17 alle 21; 40 aziende, 250 giovani; 340 colloqui di 15 minuti), già in essere presso i club di servizio che offrono occasioni di incontro tra professionisti e studenti per informarsi sui percorsi di studio e professionali.

Bisogna però continuare nell’attenzione alle aziende formatrici, che pagano lo stipendio all’apprendista e al formatore, spese non indifferenti e investimenti non sempre con un tornaconto diretto: solo un apprendista su tre, infatti, continua a lavorare nella ditta che l’ha formato. E non basta la cultura radicata e condivisa dell’apprendistato nelle aziende svizzere per garantire che anche gli investitori stranieri ne capiscano l’utilità e la necessità sociale: servono progetti rafforzati e puntuali. L’evoluzione e il potenziamento dell’orientamento e della formazione professionale sono il solo modo per non disperdere quanto fatto finora. Quanto buona sia la strada della conoscenza attraverso apprendistato e scuole professionali lo dimostra peraltro quel fenomeno in crescita che si chiama SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana) che permette all’84% dei suoi diplomati di trovare lavoro in pochi mesi.

Nicola Pini, Vicepresidente PLR

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