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Nicola Pini - Connettiamoci, tra di noi e con gli altri
Redazione
12 anni fa

Vorrei un’economia capace di offrire ai giovani del mio Cantone una prospettiva lavorativa attraente e realizzabile, che non sia lo sfruttamento di dinamiche del passato – con rendite di posizione ormai superate – o peggio ancora clientelari. Vorrei che la politica si applicasse per creare nuove professioni e favorire nuove modalità di lavoro, flessibili e magari anche a distanza, che permettano non solo di aumentare il piacere e la produttività di chi lavora (studi ed esperienze dicono del 30%), ma anche – di sponda – di attenuare alcuni problemi collaterali. Vorrei offrire la possibilità di lavorare a distanza alle donne che vogliono dedicare alcuni anni della loro vita a casa e famiglia, come anche agli uomini che non vogliono perdersi del tutto la crescita dei loro figli. Il telelavoro (il lavoro da casa, tramite le tecnologie digitali, da parte dei dipendenti) è una risposta innovativa all’evoluzione della società, del mercato del lavoro e della tecnologia. Una risposta da favorire sia nello Stato, dando la priorità a un’analisi specifica delle funzioni dei suoi dipendenti e all’attuazione di un regolamento specifico, sia nel privato, stimolando la stesura di una convenzione tra padronato e sindacati. Daremmo ossigeno all'economia, opportunità ai giovani (e alle giovani coppie) e, pensa un po', diminuiremmo anche il traffico lavorativo, che rappresenta il 25% degli spostamenti complessivi, ti fa perdere in media 40 minuti al giorno (tempo improduttivo) ed è sempre più considerato fra le cause di stress e perfino di divorzio (oltre che naturalmente di inquinamento).

Per fare questo occorre però in primo luogo garantire la connettività. Un territorio che vuole essere attrattivo per cittadini, aziende, turisti e nuovi insediamenti deve essere connesso con reti di comunicazione ad altissima velocità: è questo un vantaggio competitivo rispetto ai Paesi che possono produrre a costi salariali inferiori. Occorre dunque garantire l’accessibilità veloce a internet fino all’ultimo Paese dentro una valle, per garantire il supporto informatico a tutti quanti lo desiderino, ma anche creare aree di wi-fi gratuito e, perché no, degli spazi di co-working (magari valorizzando degli edifici, anche pubblici, vuoti o dismessi). In parallelo vanno sviluppate le tecnologie dell’informazione, magari stimolando delle start-up nel settore, e realizzate misure efficaci di protezione dei dati e di lotta alla criminalità informatica.

Un grande Paese come l’Australia, caratterizzato da territori sterminati e distanze pazzesche, riesce a essere innovativo nella ricerca e nelle nuove idee imprenditoriali grazie alla connettività. Vogliamo non riuscirci noi? Per questo uno dei miei obiettivi politici è un Ticino connesso con persone che lavorano dialogando tra di loro e con il mondo. Perché la connettività è una finestra sul mondo che noi dobbiamo assolutamente aprire. So per certo che per molti giovani che stanno entrando nel mondo del lavoro, ma anche per molti affermati professionisti, questo è un fatto acquisito. La normalità. Anormali sono invece i proibizionisti dell’apertura: certo, per alcuni è meglio chiudere e controllare che aprire e confrontarsi, ma a medio termine la chiusura e la paura sono perdenti sull’innovazione e la conoscenza. Da soli non possiamo tutto. Dobbiamo avere la forza e l'intelligenza di essere connessi tra di noi e con gli altri.

Nicola Pini, Vicepresidente PLR

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