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Nicola Pini: 45'000 giovani in più alle urne per le Federali
Redazione
15 anni fa

È stato lanciato nelle scorse settimane a Berna il progetto easy-vote, promosso dalla Federazione svizzera dei Parlamenti dei Giovani, il cui scopo è l’aumento dell’affluenza giovanile alle urne: per le elezioni federali previste a ottobre l’obiettivo è di aumentare dal 35% al 40% la percentuale di giovani votanti nella fascia d’età fra i 18 e i 30 anni, vale a dire 45'000 giovani elettori in più in tutta la Svizzera, dei quali 1'500 in Ticino. Un risultato ambizioso che si vuol raggiungere non solamente tramite l’organizzazione di dibattiti fra (giovani) candidati, conferenze sulla civica e sulle modalità di voto, collaborazioni con scuole e associazioni, ma soprattutto tramite la raccolta – effettuata sia in azioni sul territorio, sia utilizzando i più moderni mezzi di comunicazione – di promesse di voto che, se non forniranno evidentemente nessuna garanzia di voto effettivo, garantiscono sicuramente un richiamo, via e-mail o sms, a 20 e a 5 giorni dall’apertura dei seggi, in modo da ricordare la promessa effettuata in precedenza. Dati alla mano, l’operazione è indubbiamente giustificabile. Nelle elezioni federali del 2007, ad esempio, solo il 35% degli aventi diritto di voto fra i 18 e i 44 anni si è recato alle urne, a fronte del 60% degli ultrasessantenni. Stesso copione alle recenti elezioni cantonali, dove i tassi di partecipazione degli aventi diritto di voto sotto i 39 anni sono sempre inferiori – tra il 40 e il 50% – a quello generale, situato al 58,7%. Un divario di percentuale che, se sommato all’invecchiamento della popolazione, si traduce in un’influenza minima delle giovani generazioni nella scelta di coloro che governano il paese: una tendenza che, se non contrastata, presenta qualche insidia. C’è infatti sempre il rischio che le decisioni prese da governi e parlamenti pendano piuttosto a favore del presente, perché chi decide è tentato di mettere in opera una politica che dia i suoi frutti subito, mettendo invece in secondo piano il fatto che a subirne i costi – siano essi finanziari, sociali, ambientali – siano poi le generazioni future, compiendo dunque un atto di egoismo generazionale. Anche perché, a rappresentare le giovani generazioni, non vi sono certo fiumi di parlamentari: a livello federale ad esempio, nella legislatura ormai al tramonto (2007-2011), su un totale di 200 consiglieri nazionali se ne possono contare solamente 18 sotto i 40 anni, tra cui uno solo sotto i 30 anni. Non si tratta certo di voler imporre un numero maggiore di giovani deputati – sono peraltro contrario all’imposizione delle quote – ma piuttosto di convincere i giovani dell’importanza – e, perché no, della bellezza! – di andare a votare, sensibilizzando al contempo l’elettorato sul fatto che, per far vivere la democrazia rappresentativa, tutte le generazioni – giovani compresi – devono essere rappresentate con equilibrio e soprattutto devono avere la possibilità di portare in parlamento i problemi che li concernono. Alcuni temi importanti per i giovani, infatti, non interessano all’attuale generazione di parlamentari – pensiamo ad esempio all’acquisizione di materiale musicale o video da internet – mentre su altre questioni, che impegnano a lungo termine, la partecipazione dei giovani al dibattito e la difesa degli interessi della loro generazione è fondamentale: pensiamo, in questo caso, al futuro delle assicurazioni sociali. Le giovani generazioni, infatti, non hanno solo il diritto di disporre anche in futuro di un sistema economico, ecologico e sociale di qualità, ma anche quello di essere considerati nelle scelte della politica, tramite un’adeguata rappresentazione nelle istanze politiche e soprattutto tramite decisioni che seguano il principio della sostenibilità ambientale, sociale e finanziaria. Hanno però anche il dovere di interessarsi alla cosa pubblica: le scelte della politica determinano la nostra vita – la regolamentazione delle frequenze radio che ci svegliano suonando la prima canzone del giorno, il prezzo e l’approvvigionamento dell’elettricità che alimenta

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