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Nicholas Marioli - Riflessioni sulle considerazioni di un ministro austriaco
Redazione
12 anni fa

Negli scorsi giorni il ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurz ha esternato sui media una serie di considerazioni sulla politica di immigrazione, in cui immancabilmente non si sono fatte attendere le critiche sulla votazione del 9 febbraio, sull’Unione Europea e sulla sovranità nazionale.

A suo avviso, il contingentamento dei permessi di soggiorno non è stata una decisione intelligente. Pur considerando legittima la volontà di essere autonomi nella regolamentazione degli stranieri, accusa la Svizzera di voler sottoscrivere a suo piacimento unicamente gli accordi vantaggiosi senza però voler concedere nulla in cambio, una sorta di accordi “à la càrte”.

Innanzitutto non vi è da stupirsi che non comprenda la nostra democrazia diretta, essendo l’unica in europa, la quale giustamente permette al popolo sovrano di esprimersi su un tema fondamentale come la politica di immigrazione.

Mal si comprende come possa condividere una decisione necessaria alla prosperità e al benessere di un paese neutrale ed indipendente e contemporaneamente giustificare il ricatto dell’Unione Europea, purtroppo sempre di più caratterizzata da dei tratti dittatoriali, secondo la quale si devono accettare unicamente le loro richieste. Un eventuale rifiuto o disaccordo comporta sempre a delle intimidazioni (ad esempio le black list e le pressioni sul segreto bancario).

Secondo questo governante è stata un’ottima scelta l’adesione all’UE da parte dell’Austria. Dovrebbe forse chiedere un parere al suo popolo, considerato che i principali stati membri che fungono da “motore economico” siano esasperati e che vi sia un’avanzata elettorale degli anti-europeisti (ad esempio la Gran Bretagna, che tra l’altro non ha mai aderito alla moneta unica, la Francia, l’Islanda, e via dicendo).

Si interroga inoltre se gli accordi di libera circolazione, per la Svizzera, abbiano ancora un senso e una visione a lungo termine, e che, nonostante queste divergenze, tra i due paesi vi è sempre stata un’ottima collaborazione.

Questo è un chiaro segnale, come giustamente dedotto dal rappresentante delle autorità austriache, di come non sia necessaria Bruxelles per poter stipulare degli accordi e consolidare dei rapporti tra le varie nazioni.

Questo specchietto per le allodole regge unicamente con gli interesse economici e finanziari che sono ancora molti, ma che futuro potrà ancora esserci quando tutto il castello di sabbia comincerà a sgretolarsi?

Per non parlare inoltre della scellerata politica imposta da Bruxelles, che ha letteralmente messo in ginocchio tutti gli stati membri e i suoi popoli.

Nicholas Marioli, membro Lega dei Ticinesi e Movimento Giovani Leghisti

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