
Il prossimo 28 settembre saremo chiamati alle urne per votare sul finanziamento alla fiera dell’EXPO di Milano, da parte del Canton Ticino, di tre milioni e mezzo di franchi come proposto dal governo e approvato dal Gran Consiglio.
Contro tale decisione è stato lanciato un referendum, promosso dalla Lega dei Ticinesi e dal Movimento Giovani Leghisti, che è stato sottoscritto da ben oltre dieci mila cittadini.I punti interrogativi attorno a questa votazione sono molteplici, mentre le risposte sono, purtroppo, assai misere.
Vi è da chiedersi quali contropartite a suo favore abbia il Canton Ticino ad approvare questa partecipazione alla fiera promossa dalla vicina penisola.
A livello ticinese la questione frontalierato e ristorni dell’imposta alla fonte verranno ridiscusse? Mentre a livello federale quando cesseranno gli attacchi al quel poco che rimane del nostro segreto bancario? La scellerata politica delle “Black-list” proseguirà ancora per molto tempo? In sintesi, finirà una volta per tutte l’arroganza di questo governo Italiano?Su queste problematiche non riusciremo ad ottenere nulla.
Inoltre non avremo nemmeno un minimo di trasparenza sulla gestione finanziaria. Basti considerare che lo scorso 14 luglio, la Regione Lombardia ha comunicato che l’On. Roberto Maroni è ufficialmente indagato per irregolarità di contratti di collaborazione con la fiera EXPO. Nonostante questa clamorosa comunicazione, i casi di illegalità e di presunta illegalità legati a questo evento sono molteplici.
Questo significa che le preoccupazioni dei referendisti sono ben più che legittime e giustificate.
Quanti reali benefici economici e finanziari ne trarrà il Ticino? Anche questa è un’incognita alla quale non si hanno delle risposte concrete.
Questi soldi potrebbero essere investiti a favore del nostro territorio come ad esempio degli incentivi per assumere personale residente, sgravi fiscali ben mirati, alloggi a pigione moderata con preferenza ai ticinesi e a delle misure sociali per le categorie in difficoltà.
Investire in qualsiasi necessità della popolazione indigena, sarebbe una decisione lungimirante e appropriata in un periodo di crisi economica.
Le nostre autorità, molto comprensibilmente spinte dalla convinzione che il popolo “asfalterà” bocciando nettamente tale finanziamento, in questi mesi si sono mobilitate, con una rapidità estranea alla nostra burocrazia, nel promuovere una raccolta fondi da parte dei privati.
Questo comportamento, che ha lo scopo di “raggirare” la volontà popolare garantendosi, anche in caso di bocciatura, la partecipazione alla fiera, è stato decisamente poco democratico e molto dispersivo.
Nicholas Marioli, membro Lega dei Ticinesi e Movimento Giovani Leghisti
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