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Nenad Stojanovic: Successione Leuenberger, pari opportunità per la Svizzera italiana
Redazione
16 anni fa

Lettera aperta alla Direzione del Partito socialista svizzero PSS “Il successore di Leuenberger dovrà essere un esponente della Svizzera tedesca”, afferma la capogruppo PSS alle Camere federali.Uno potrebbe pensare che quest’affermazione sia del tutto contingente, dovuta alle specificità di questa successione ben precisa. Ma sembra che non sia così. Già cinque anni fa, per esempio, l’allora segretario generale del PSS aveva dichiarato: “Vogliamo che [in Consiglio federale] vi sia un’alternanza fra uomini e donne della Svizzera tedesca e della Svizzera francese.” Sarà mai possibile che un/a socialista della Svizzera italiana, o magari della Svizzera romancia, possa avere reali chance per entrare in considerazione per il Consiglio federale? Vedo già che alcuni diranno che occorre aspettare che si liberi il “seggio latino”, attualmente romando, del PSS. Ma ho forti dubbi che la situazione sarà diversa. Nel 2002, quando si cercò il successore della ginevrina Ruth Dreifuss, la decisione della Direzione PSS fu che doveva trattarsi di una romanda. “Il Partito socialista è forte nella Svizzera romanda. È quindi per noi importante avere una romanda in Consiglio federale”, dichiarò l’allora presidente PSS Christiane Brunner. Per la cronaca: il PS Ticino esiste da 110 anni e alle ultime elezioni federali ha raccolto il 18,1% dei voti e si situa quindi nella media nazionale (19,5%). Circa il 5% dei membri del PSS sono italofoni. Finora non c’è mai stato un/a consigliere/a federale socialista di lingua italiana. Il PSS non può quindi permettersi di ignorare questa realtà e di ledere la dignità della sua sezione italofona. Ecco quindi la domanda formale che vi pongo, care compagne e cari compagni e ex colleghe e colleghi della Direzione PSS: Esiste una regola non scritta secondo cui mai un/a candidato/a della Svizzera italiana o della Svizzera romancia potrà entrare in considerazione per il Consiglio federale? Se così fosse, forse facciamo prima a scriverlo nei nostri statuti? Ma se così non fosse, come mi auguro, allora invito gentilmente i nostri più alti dirigenti ad astenersi dal fare dichiarazioni che, simbolicamente o concretamente, sbattono la porta in faccia delle due regioni linguistiche minoritarie, italofona e romancia. Non è una questione di quote. Non sono mai stato in favore delle quote e quindi ho sempre rifiutato l’idea che la Svizzera italiana debba avere un seggio riservato in Consiglio federale. Ma ci sono due principi fondamentali che dobbiamo mantenere ben saldi: quello delle pari opportunità e quello dell’equità di trattamento per tutti gli abitanti di questo Paese. Questo riguarda anche la ripartizione dei seggi in Consiglio federale. E siccome si tratta di una questione di principio, ritengo che sia del tutto irrilevante sapere se al momento di una partenza dal Consiglio federale ci siano o no dei candidati potenziali o reali della Svizzera italiana. Il PSS è un partito che ha sempre difeso le minoranze, tutte le minoranze, e le categorie più deboli della nostra società. Non possiamo permetterci ambiguità o deragliamenti su questo piano. “Partito della coesione nazionale e della solidarietà verso le minoranze (linguistiche, ma non solo)”, era d’altronde il titolo di una risoluzione che l’assemblea dei delegati del PSS ha votato a Frauenfeld il 29 maggio scorso. Le parole hanno un loro peso e spesso hanno un significato simbolico. In fondo, basterebbe poco per non urtare il senso di giustizia delle persone. Talvolta basterebbe avere anche solo un po’ più di sensibilità. Un caro saluto e buone vacanze, Nenad Stojanovic, deputato al Gran Consiglio ticinese, già membro di Direzione PSS

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