
Fare un’analisi a caldo dei risultati di un’elezione è sempre un esercizio azzardato. Propongo quindi al lettore interessato una valutazione – spero pacata e oggettiva – solo ora, a due settimane dalle elezioni al Consiglio nazionale. Desidero in particolare reagire ad alcune osservazioni, a mio avviso fuorvianti, formulate dal leader dei Verdi ticinesi (in particolare nel suo contributo «I Verdi ticinesi confermano la loro crescita», disponibile su www.savoia.ch).
Chi ha vinto e chi ha perso?
Alle elezioni per il Consiglio nazionale del 2011 il Partito socialista (PS) aveva due obiettivi: riconfermare l’unica candidata uscente (Marina Carobbio) e ottenere un secondo seggio (finora occupato da Fabio Pedrina). Il primo obiettivo è stato raggiunto, il secondo no. L’obiettivo unico dei Verdi era invece di ottenere un seggio al Nazionale con la candidata di punta Greta Gysin. Qual è il risultato? Il PS ha ottenuto un seggio e i Verdi nessuno. Quindi per entrambi i partiti l’esito dell’elezione corrisponde a un “-1” rispetto agli obiettivi che si erano prefissati. L’unica differenza, importante, è che al PS sono mancate 371 schede “secche” (una scheda = otto voti) per ottenere due seggi, mentre i Verdi erano lontani 2531 schede da questo obiettivo. Ciò corrisponde rispettivamente allo 0,33 e il 2,26% di tutte le schede valide. Un calcolo alternativo sarebbe di vedere quanto queste schede mancanti rappresentano in relazione alle schede ottenute dai due partiti: nel caso del PS si tratta del 2,1% (371 su 17346 schede targate “PS”), mentre per i Verdi si tratta del 42,4% (2531 su 5969 schede).
Affermare, perciò, come fa il coordinatore dei Verdi (vedi CdT, 24.10.2011), che i Verdi avrebbero conseguito un risultato «eccellente», mentre quello del PS sarebbe stato «insufficiente» rappresenta una manovra retorica volutamente fuorviante. Entrambi i partiti hanno infatti mancato l’obiettivo che si erano prefissati. A perderci, semmai, è la protezione dell’ambiente, visto che ora quel seggio è occupato dalla leghista Pantani, nonostante lei avesse preso meno voti sia della prima arrivata sulla lista dei Verdi, sia del secondo della lista PS, che alla fine non sono eletti.
La congiunzione avrebbe beneficiato solo al PS?
Il secondo elemento dell’analisi del leader dei Verdi consiste nell’affermare che «in caso di congiunzione Greta Gysin non sarebbe andata a Berna, ma ci sarebbe andato Raoul Ghisletta, il cui contributo all’affossamento della nostra iniziativa contro il carbone è ben fresco nelle nostre menti». Questa manovra serve, forse, per calmare la propria base, ma anch’essa è volutamente fuorviante almeno per due motivi. Primo, è del tutto pacifico che in caso di congiunzione delle liste fra PS e Verdi i due partiti non avrebbero preso il numero di voti che hanno ottenuto in assenza della congiunzione. In particolare, non vi è alcun dubbio che i Verdi avrebbero conseguito un risultato migliore. Ci sono infatti degli elettori che votano in modo strategico, ovvero per i partiti che si situano al secondo o terzo posto in ordine delle loro preferenze, quando presuppongono che la loro prima preferenza non abbia delle chance di passare. Quanto importante sia questo voto strategico lo dimostrano i risultati delle elezioni cantonali del 2011. I Verdi hanno ottenuto 7838 schede nell’elezione del Gran Consiglio ma solo 6146 per il Consiglio di Stato (-1692, ossia il 21,6%). Il Partito socialista, invece, ha ottenuto 15711 schede nel primo caso e 17646 nel secondo (+1935, ossia il 12,3%). Ecco perché è del tutto ovvio che nell’elezione del Consiglio nazionale una parte degli elettori Verdi ha votato la scheda PS perché pensava – e i risultati gli hanno dato ragione – che p
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