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Nenad Stojanovic - Lettera aperta a Tuto Rossi
Redazione
14 anni fa

Egregio signor Rossi, vorrei presentarle alcune riflessioni in merito alla sua lettera aperta del 6.4.2012 (http://bit.ly/HnDese)  che mi concerne direttamente, rispettivamente all’interrogazione parlamentare “Sanzioni contro avvocati e notai condannati penalmente” che ho inoltrato al Consiglio di Stato insieme al deputato Ivan Cozzaglio in data 30.3.2012 (http://bit.ly/HCAgNd). Come prima cosa, invito lei e chi ci segue a (ri)leggere e a paragonare i contenuti e i toni dei due testi. Quanto lei afferma è falso. No, non abbiamo formulato alcun invito a un suo “boicotto da parte della clientela” e tanto meno a un “linciaggio”. No, non abbiamo chiesto al governo “di vietar[le] l’esercizio del mestiere di avvocato”. No, non abbiamo presentato quest’interrogazione per “spedir[la] sulla gogna mediatica” solo perché lei difende Giuliano Bignasca & co. nei tribunali. Abbiamo semplicemente chiesto al governo – usando un tono pacato e rispettoso, nonché argomenti politici (condivisibili o no) – di fornirci un suo parere circa l’esistenza di eventuali lacune a livello di legge che riguardano sanzioni per avvocati condannati penalmente e l’opportunità di colmarle tramite modifiche di legge cantonale o federale, affinché in futuro casi analoghi al suo non si ripetano. A tale scopo abbiamo pure chiesto di conoscere la sentenza della sua riammissione all’albo degli avvocati. Non abbiamo quindi chiesto alcuna modifica di legge con effetto retroattivo che avrebbe potuto colpirla, anche perché ciò sarebbe in contrasto con lo stato di diritto. Come spesso accade, l’efficacia di una legge va esaminata in base a casi concreti. Quando il legislatore – e ricordo che chi è deputato fa parte del potere legislativo – si accorge che qualcosa non funziona a livello di contenuti e/o di attuazione di una legge, è un suo diritto, se non addirittura un dovere, intervenire per modificarla. Siccome in questo caso è stato il suo caso a fornirci un esempio di come la legge (dal nostro punto di vista) non funzioni, lo abbiamo citato, senza rivelare niente di nuovo sulla sua vicenda e riportando semplicemente quanto è noto da tempo perché più volte discusso nei media. Certo, è un suo diritto sostenere che la legge in vigore sia invece sufficiente e che un avvocato condannato penalmente debba poter continuare ad esercitare la propria professione. Ma conceda anche a noi il diritto di pensarla diversamente. Il fatto che siamo partiti da un caso concreto è del tutto normale. Tantissimi altri deputati prima e dopo di noi hanno chiesto modifiche di legge usando il medesimo approccio. Per limitarci a quella parte politica che lei difende nei tribunali, ossia alla destra nazionalista, quante volte li abbiamo visti citare casi di “finti invalidi”, di frontalieri, di richiedenti l’asilo, di candidati alla naturalizzazione, ecc., per poi chiedere al governo inasprimenti di legge o sanzioni più severe? La differenza è che quelle persone non erano nella posizione di difendersi. Lei invece lo è. Ma sulla base di quale logica dovrebbe essere lecito citare casi che riguardano le categorie più deboli della società – invalidi, poveri, stranieri – che non possono difendersi, ma non quelli che riguardano personaggi pubblici in grado di difendersi, a maggior ragione se si tratta di un avvocato che lo fa per professione? Lei avrebbe potuto reagire con altrettanta pacatezza, e magari ironia, alla nostra interrogazione, se la riteneva lesiva della sua dignità professionale. Ma non lo ha fatto. Ha preferito accusarci – ovvero accusarmi, perché per una qualche ragione ha citato solo a margine l’altro firmatario dell’interrogazione – con toni e contenuti di una violenza verbale inaudita e con insinuazioni che quando non sono assurde sono semplicemente false. Ecco allora qualche precisazione: 1. No, io non c’entro nulla con la pubblicazione del giornale “5 minuti” e i suoi contenuti mi

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