
Il risanamento della galleria autostradale del San Gottardo, nella quale transitano in media ogni anno 6,4 milioni di automezzi, previsto tra il 2025 e il 2030 e per una durata di almeno 2 anni e mezzo, è indispensabile. In discussione le modalità di intervento, con un Cantone Ticino unito nella volontà di non aprire le nostre Alpi ad un traffico maggiore e di limitare il numero dei mezzi pesanti sulle strade, ma diviso su come garantire il futuro di questo asse nord – sud.
Chi si dice favorevole al “raddoppio”, ossia alla costruzione di una seconda canna, chi si dice contrario, preferendo l’alternativa di una “strada viaggiante” (o strada rotabile), che, per un costo di almeno CHF 2 miliardi, di cui circa la metà per opere temporanee (4 stazioni di carico), non riuscirà a far fronte al carico di traffico transalpino (entro il 2030 si prevede una crescita del 10%), che subirà ritardi e verrà deviato su altri valichi alpini e questo nonostante l’apertura al transito notturno per i mezzi pesanti.
Sono ticinese e temo l’isolamento del nostro Cantone, abito nel Mendrisiotto e vivo il bollino rosso del traffico e delle polveri fini. Per questo appoggio la proposta della Confederazione: costruzione di una seconda canna seguita dai lavori di manutenzione di quella esistente con un costo complessivo attorno a CHF 2,8 miliardi. E, per cortesia, non parliamo più di raddoppio: non si raddoppiano né le corsie né la capacità di transito.
La costruzione di una seconda canna, senza ampliamento di capacità, presenta dei vantaggi. È la soluzione più sensata a lungo termine, tiene conto dell’esigenza del Ticino di disporre di un buon collegamento stradale verso nord, risolve il problema della gestione del traffico in occasione del prossimo risanamento e, non da ultimo, ammortizza sul lungo periodo i costi aggiuntivi rispetto alle alternative. Con questa soluzione vengono aumentate funzionalità, sicurezza, sostenibilità e disponibilità dell’asse del San Gottardo. Sarà facilitata la manutenzione, che non dovrà più avvenire di notte e, soprattutto, sarà maggiormente garantita la sicurezza degli automobilisti, perché, come purtroppo sappiamo, ogni incidente nel tunnel è potenzialmente mortale.
La soluzione proposta migliora la sicurezza delle persone ed anche la protezione delle Alpi. Il nuovo art. 3a della Legge federale sul traffico stradale nella regione alpina (LST), riferito all’art. 84 della Costituzione federale, autorizza la costruzione della seconda canna, stabilendo in modo esplicito che in ciascuna canna si potrà circolare su una sola corsia di marcia (con eccezioni di traffico bidirezionale alla chiusura di una canna), e consolidando il sistema di dosaggio (distanza minima di 150 metri tra i veicoli). Questo sistema, introdotto dopo l’incidente del 24 ottobre 2001, che costò la vita a 11 persone, permette anche di limitare il numero dei mezzi pesanti in transito; attualmente passano ogni giorno sotto il Gottardo 2'540 veicoli mentre, tecnicamente, ne potrebbero circolare 5'100.Un’estensione della capacità stradale nella regione alpina è stata più volte respinta con maggioranze nette dal popolo. Ogni modifica di legge per aumentare le capacità sarà soggetta a referendum e al successivo voto popolare dall’esito scontato. Il referendum e la votazione sulla costruzione della seconda canna è espressione di un allarmismo ingiustificato. Nessuno mette in discussione il nocciolo della questione: tutti siamo d’accordo di non aprire le nostre Alpi ad un traffico maggiore. Paradossalmente, l’approvazione del referendum sarebbe controproducente, facendo cadere l’ancoraggio nella legge del sistema di dosaggio, rimanendo come unico limite di transito la capacità massima dei manufatti.
Quanto ai costi, la realizzazione della seconda canna è dovuta al Ticino e non mette in pericolo altri grandi progetti infrastrutturali in Svizzera, per i quali vengono spesi ogni anno CHF 1,2 miliardi per la manutenzione e l’estensione della rete stradale. Sono contraria al pedaggio, a meno che non si garantisca almeno a ticinesi ed urani la possibilità recuperarlo, ad esempio attraverso le imposte di circolazione. Il Ticino non è un Sonderfall, non lasciamoci trattare come tale, e, soprattutto, non apriamo la porta a chi in altri Cantoni vuole affossare questo progetto. Rimaniamo uniti per un risanamento che preveda la seconda canna, che non aumenti la capacità e che non sia a carico (e a scapito) dei ticinesi con un pedaggio.
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