
Il Gran Consiglio ha deciso di promuovere una mobilità (più) sostenibile con contributi finanziari per estendere i programmi di mobilità aziendale, il «car pooling», il trasporto pubblico ma anche per favorire l’acquisto di veicoli elettrici (o con ridotte emissioni di CO2/km) e ampliare la rete delle stazioni di ricarica e/o rifornimento. Un pacchetto di «ecoincentivi» che io sostengo e che, nel principio, credo nessuno contesti.
Il referendum promosso dai Giovani liberali radicali ticinesi, con il sostegno dei giovani UDC, combatte unicamente il modo con il quale si vogliono finanziare queste misure: un aumento delle imposte di circolazione, che sono già fra le più elevate in Svizzera.
Il Consiglio di Stato ha comunicato che, almeno per il 2015, i soldi per questi «ecoincentivi» già ci sono: CHF 5 mio (pagati in più dagli automobilisti ticinesi). Poiché il credito quadro (non oggetto del referendum) è di 16 mio, mancherebbero 11 milioni entro il 2018. Sono meno di CHF 3 mio all’anno da trovare fra le pieghe del Dipartimento del Territorio che ogni anno spende più di 274 milioni (quasi 450 se consideriamo anche gli investimenti). Insomma: per finanziare la mobilità aziendale e gli «ecoincentivi» basta risparmiare appena l’1% delle spese correnti del DT.
E invece cosa ci dice il Consiglio di Stato? O accettate l’aumento delle imposte di circolazione (non prima del 2016 e al massimo fino al 2018) oppure si cancella il cosiddetto «patto di mobilità» e non si fa niente. Vivo nel Mendrisiotto e conosco i problemi del traffico e delle polveri fini, da oltre 13 anni mi sposto regolarmente in treno e da diversi mesi anche con un’auto elettrica, che oltre ad essere comoda ed efficiente, mi ha incentivata ad essere ancora più attenta: prima di mettermi in viaggio, considero le possibilità per rendere più efficienti i miei spostamenti, eliminando quelli inutili e abbinando i mezzi pubblici ogni volta che è possibile.
Credo nella necessità di promuovere una mobilità sostenibile, che rispetti il territorio e chi lo abita. Per raggiungere questo risultato è necessario un cambiamento di abitudini, che può essere favorito anche da «ecoincentivi» come quelli che si vogliono finanziare con il credito quadro. Anche per questo mi dispiace che il Consiglio di Stato abbia posto i ticinesi di fronte ad un aut aut, un vero ricatto in realtà: o fate come vogliamo noi o non se ne fa nulla. Ho capito che in questo caso i due Ministri leghisti sono d’accordo, uno per promuovere la mobilità sostenibile, l’altro per aumentare le tasse all’inverosimile. Ma visto che CHF 5 milioni già ci sono, si deve poter attuare almeno il piano della mobilità aziendale. In tempi di ristrettezze, la politica deve dimostrare di sapere fare scelte prioritarie: anche in materia di tutela dell’ambiente e di miglioramento della qualità di vita. E, se serve, va anche ammessa qualche imprecisione giuridica, che può certamente essere corretta: com’è possibile che senza aumentare le imposte di circolazione non si possano investire dei soldi che ci sono già? Sulla mobilità sostenibile, la posizione del Governo è insostenibile.
Invito i due Ministri interessati a spulciare con più attenzione i conti dei loro Dipartimenti, ricordando che nel DT basta trovare l’1% che manca per finanziare l’intero pacchetto. Come ho detto, sono favorevole alla mobilità sostenibile, ne sono convinta testimone, ma senza alleggerire il portafoglio dei cittadini, almeno non prima di aver provato ad alleggerire la spesa pubblica delle sue inefficienze.
Natalia Ferrara Micocci, avvocato, candidata PLRT al Consiglio di Stato
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