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Natalia Ferrara Micocci - Qualcuno crede ancora nella "morale della domenica"
Redazione
11 anni fa

Ancora una volta appare evidente di come sia facile lanciarsi in proclami e soluzioni semplici, per poi finire sistematicamente sconfessati o doversi avvitare in clamorosi dietrofront. Lasciamo stare i radar di Norman Gobbi, che per incrementare le entrate ha clamorosamente smentito il fondatore del suo movimento, finito addirittura davanti alla Giustizia per le famigerate taglie sui radar. Non parliamo nemmeno di Lorenzo Quadri, fra i promotori dell’iniziativa anti-burqa, per poi avanzare la proposta di deroga per le facoltose turiste in riva al Ceresio (idea invero subito ritirata vista la malparata). Lasciamo anche da parte i sacchi della spazzatura tristemente evocati a suo tempo da Massimiliano Robbiani, e parliamo invece della tassa sul sacco di Claudio Zali. Anche in questo caso, in passato, il movimento di via Monte Boglia ha fatto dell’opposizione al “balzello” una sua bandiera. Poi, con astuzia, il neo Consigliere di Stato ha proposto una tassa sul sacco light (fra gli 85 e i 95 centesimi per un sacco da 35 l), che, in effetti, è talmente leggera da venire immediatamente digerita anche dalla base leghista. I Comuni che avevano già introdotto la tassa sul sacco si sono però messi di traverso. No, non perché qualche amministratore comunale avesse piacere a far pagare di più ai suoi concittadini, bensì perché la nuova tassa cantonale light, non avrebbe permesso di coprire i costi di gestione e amministrazione della raccolta dei rifiuti.

È importante ricordare che i costi vanno coperti in larga parte con i proventi di una cosiddetta tassa causale, come impone la Legge federale sull’ambiente. È evidente che si voglia così premiare chi produce meno rifiuti, chi si dedica alla raccolta differenziata, piuttosto che buttare tutto (e tutto insieme!) senza il minimo sforzo per la raccolta separata dei rifiuti. Se il costo del sacco è troppo basso, si finisce invece per aumentare a dismisura la tassa base, senza alcun rispetto per il principio “chi inquina paga”: i più attenti pagano per i disattenti.Prima di una nuova proposta di legge, di norma, il Governo consulta le parti interessate. E anche il neo Ministro leghista, su richiesta della Commissione della legislazione, è stato costretto (questa volta sì) ad indire una consultazione. Ebbene, all’inizio del corrente mese, dal momento che la maggioranza degli enti interpellati ha dimostrato che il costo del sacco da 35 l fissato tra 85 e 95 centesimi non permetteva di coprire i costi, il Consiglio di Stato ha preparato un messaggio aggiuntivo all’indirizzo del Gran Consiglio, ritoccando verso l’alto e fissando la forchetta tra 1,10 e 1,30 franchi, sempre per ogni sacco da 35 l.

In questo modo, finalmente, si rispetta il principio “chi inquina paga”, comprendendo nel costo del sacco, e non nella tassa base, le voci di spesa evidenziate dai Comuni (tra cui l’IVA, i costi di produzione e di distribuzione dei sacchi). Insomma, per farla breve, i conti non tornavano e sono stati i Comuni, spesso oggetto di importanti riversamenti di oneri e critiche ingenerose, a dover intervenire nell’interesse della collettività.

Senza fare polemica sull’autonomia comunale e l’opportunità di lasciare spazio alla fissazione del prezzo del sacco secondo le specificità locali, cominciamo a chiederci se, con il costo ritoccato dal Governo verso l’alto, la base leghista digerirà la tassa sul sacco, meno light ma certamente più giusta.Il noto domenicale non ha perso tempo, e, abituato a insaccare i “fautori del tassa e spendi”, solito gridare “basta tasse, giù le mani dalle tasche dei cittadini”, si è già lanciato contro il PLR e i suoi sindaci “radical-chic”, rei di aver fatto aumentare la tassa sul sacco.

Certo è che, negli ultimi quattro anni di Governo a maggioranza leghista, sono state aumentate tasse e imposte, come quella di circolazione e di rilascio della licenza di condurre, senza contare le tasse proposte, come quella sui posteggi, poi ritirata in periodo pre-elettorale, senza dimenticare le multe per i radar, l’intenzione di comprare il super radar. È facile proclamare, la domenica mattina, di voler abbassare, tagliare e togliere. Molto più difficile è farlo in settimana, quando si lavora sul serio. La classica “morale della domenica”, appunto.

Natalia Ferrara Micocci, avvocato, candidata PLRT al Consiglio di Stato

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