
“Solo le dittature non aderiscono alla convenzione.” Così, l’on. Alain Berset, interprete della posizione del Consiglio Federale, ha immediatamente risposto alla richiesta avanzata il 19 novembre dal collega Ueli Maurer di disdire la convenzione europea sui diritti umani (CEDU). Io sto con il Consiglio Federale.
Ricordiamo che la CEDU protegge i diritti fondamentali di ogni persona: non offre solo garanzie primordiali quali il diritto alla vita o il divieto alla tortura, ma un catalogo molto ampio di diritti fondamentali, tra i quali il rispetto della vita privata, il processo equo, la libertà di pensiero e di informazione. Sebbene la Convenzione sia nata nel 1950 a Roma, la Svizzera vi ha aderito solo nel 1974, evitando così una obbligata riserva concernente il diritto di voto delle donne, adottato nella Confederazione solo nel 1971. In seguito, nel 1999, i diritti fondamentali della CEDU sono stati iscritti anche nella nostra Costituzione. Ma tutto questo ancora non basta. La società e le realtà cambiano, in Svizzera e in quell’’Europa che territorialmente ci circonda. L’applicazione pratica dei principi fondamentali deve allora essere adeguata in modo dinamico e ragionevolmente unitario. La CEDU, per questo scopo, è fondamentale.
Ma perché, allora, il Consigliere Federale Maurer ha chiesto di disdire la CEDU? Va ricordato che egli stesso, all’Assemblea dei delegati dell’UDC a Rothenthurm, aveva sostenuto che la sovranità elvetica è messa in pericolo dai sempre più incalzanti legami internazionali. L’UDC, il 25 ottobre, ha quindi deciso di lanciare un’iniziativa volta a stabilire la preminenza del diritto svizzero su quello internazionale, con lo scopo di disdire tutti quei trattati internazionali che violano norme della Costituzione Federale.
A torto, però, la CEDU è stata inserita in questa lista. Forse l’on. Maurer, e con lui l’UDC, dimenticano che la CEDU si scontra con la sovranità di uno Stato solo laddove questo reprima le libertà e limiti i diritti dei suoi cittadini. Questa convenzione, infatti, non concerne la sovranità degli Stati, bensì i diritti fondamentali di ciascun individuo. Il rispetto di questi diritti – ancorati appunto nella CEDU e in 14 Protocolli - è garantito dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, alla quale ciascuno si può rivolgere dopo aver esaurito le vie di ricorso nazionali. Questa Corte ha sviluppato con il tempo un’ampia giurisprudenza, che funge continuamente da garante nell’applicazione delle leggi dei singoli Stati. Nel farlo, peraltro, la Corte rispetta per quanto possibile specificità e scelte di ogni Paese. Non impone le stesse regole a tutti ma garantisce solo regole minime ovunque. Per questo motivo, la CEDU e la sua applicazione ancora oggi garantiscono la stabilità della democrazia e la certezza del diritto. Senza questa Convenzione internazionale si giungerebbe a delle incongruenze fra i 47 Stati membri e firmatari del Consiglio di Europa. Ma non solo, senza la Convenzione si aprirebbe la possibilità, in singoli Paesi, di modifiche costituzionali contrarie ai diritti fondamentali dell’individuo, senza inoltre più disporre di una possibilità di ricorso ad autorità internazionali. Ad oggi le poche decisioni che hanno condannato la Svizzera, seppure inizialmente criticate, ci hanno con il tempo permesso di rafforzare la libertà e lo Stato di diritto che ognuno di noi non solo desidera, ma deve poter avere.
La CEDU dice in fondo una cosa semplice: i diritti umani appartengono a ogni persona, non allo Stato dove essa abita. I diritti fondamentali vengono prima di ogni sovranità. Non renderemo affatto più sovrana la Svizzera privandoci dei diritti fondamentali e dei principi da loro derivanti. Festeggiamo i primi 40 anni di appartenenza della Svizzera alla CEDU e lavoriamo anche in futuro per garantire i diritti fondamentali. Come ci ha ricordato il Consiglio Federale, solo le dittature non aderiscono alla convenzione. E la Svizzera, certamente, non lo è.
Natalia Ferrara Micocci, avvocato, candidata PLRT al Consiglio di Stato
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