
Restano pochi giorni per firmare le iniziative popolari «Spazi verdi per i nostri figli» e «Un futuro per il nostro passato». Io l’ho fatto e mi sono anche impegnata a farle firmare, perché convinta che se «il coraggio è l’inizio del futuro», per costruire insieme un nuovo Ticino dobbiamo riflettere sul nostro passato.
Le iniziative, così come sono formulate, non sono perfette, ma hanno il merito di alimentare il dibattito e stimolare la ricerca di soluzioni a problemi attuali e crescenti. Sono certa che la responsabilità dei promotori permetterà di trovare soluzioni praticabili e condivise, anche con l’apporto della classe politica; si tratta infatti di iniziative, che hanno il merito di sollevare il problema e di costringerci – finalmente – a migliorare una situazione insoddisfacente.
L’iniziativa «Spazi verdi per i nostri figli» chiede che tutti gli spazi verdi ancora liberi nei fondovalle del Mendrisiotto, della Valle del Vedeggio, sul Piano di Magadino e in Riviera siano dichiarati «paesaggi di importanza cantonale» e, di conseguenza, possano essere in futuro sfruttati solo per l’agricoltura o per attività del tempo libero oppure mantenuti liberi per la qualità del paesaggio e/o quali ambiti per una più ricca biodiversità.
Raggiungere questi obiettivi non sarà facile, soprattutto per quei terreni che i piani regolatori comunali definiscono come edificabili. Alcune regole (compresa la necessità di ridurre le zone edificabili sovradimensionate) sono fissate nella Legge federale per la pianificazione del territorio con le modifiche in vigore dal 1. maggio e approvate anche dai ticinesi il 3 marzo 2013. Si tratta però di incidere sull’autonomia comunale e sulla proprietà di privati cittadini che dovranno, se del caso, essere adeguatamente compensati per la perdita del valore dei loro terreni. I costi potranno anche essere ingenti e non potranno essere caricati sulle spalle solo dei Comuni interessati o dei proprietari di terreni edificabili. Il verde è un bene pubblico e la sua tutela per i nostri figli è un dovere (e un onere) per tutti.
L’iniziativa «Un futuro per il nostro passato» vuole rafforzare la «protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese», con una migliore informazione, un ampliamento dell’inventario dei beni culturali protetti e alcune misure d’urgenza per proteggere soprattutto quei beni (tra cui ville e alcuni quartieri di Bellinzona) non ancora inseriti nell’elenco dei beni da proteggere. Una misura che, ad esempio, avrebbe dovuto evitare l’abbattimento della Romantica di Melide ed altri edifici storici rasi al suolo negli ultimi anni.La maggior parte delle richieste dell’iniziativa (ad eccezione, forse, dell’obbligo di ripristino integrale) hanno già una base legale nella Legge sui beni culturali e nel Regolamento, ma, come spesso accade, non trovano sufficiente applicazione perché manca la volontà e la consapevolezza del valore delle testimonianze del nostro passato (compresi gli spazi verdi) quale fondamento sul quale costruire il Ticino del futuro.
Natalia Ferrara Micocci, candidata PLR al Consiglio di Stato
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