
Notizia di oggi la decisione di non luogo a procedere del Ministero Pubblico in relazione all’ennesima denuncia del deputato Pronzini, questa volta sul tema pensioni, e meglio il prelievo anticipato dalla cassa per acquistare la propria casa da parte di un Consigliere di Stato.
Finita qui? Ovviamente no, il deputato si è già mosso affinché il Parlamento, la settimana prossima, decida in merito, ossia interponga ricorso contro la decisione del Procuratore generale, come a dire che – anche questa volta – gli altri si sbagliano, lui mai. Due piccioni con una fava dunque, dopo aver screditato Governo e Parlamento, sarà di nuovo il turno della Procura, rea ai suoi occhi di “insabbiare” chissà che.
Il fastidio di cui scrivevo sul Corriere del Ticino lo scorso sabato non solo non si placa ma aumenta. Ho già spiegato che l’operato del Governo (e del Gran Consiglio in taluni casi) è ben lontano dalla perfezione, superfluo qui fare l’elenco delle soluzioni quanto meno superficiali a problemi complessi, come pure degli scandali e, ben peggio, a mio avviso, dell’inerzia in certi cantieri fermi da decenni. La strumentalizzazione ad opera di Pronzini però supera ogni grado di sopportazione. Ma davvero vi sembra che al deputato importi qualcosa dello Stato e del suo (buon) funzionamento? Non solo cavalca ogni onda accusatoria verso le istituzioni, ma si permette altresì di assumere la postura giustiziero-predicatoria che ormai gli conosciamo e che agli occhi di alcuni – poveri noi – lo fanno apparire come un eroe.
Vogliamo renderci conto che in ogni seduta parlamentare vengono investite ore in aria fritta? Vogliamo deplorare l’intasamento della Magistratura penale con segnalazioni a dir poco fantasiose, che, in effetti, finiscono sempre in niente? Vogliamo, per una volta, renderci conto che lo Stato siamo noi e che se qualcuno lo piccona – a sinistra come a destra – perdiamo uno dei valori fondamentali che contraddistingue la Svizzera e la sua democrazia semi diretta?
Lo scenario è preoccupante: un deputato che fa parte del medesimo Parlamento che sistematicamente denigra, cerca in ogni modo di trarne un vantaggio elettorale auto definendosi “opposizione”. Sì, ma a che cosa? Allo Stato? Alla giustizia? Al buon senso? A cosa si oppone Pronzini? Certamente non alla deriva che invita la cittadinanza a distanziarsi sempre di più dalle istituzioni e da quei politici che lei stessa sceglie e, che se vuole, può cambiare. Pronzini non fa politica, ma solo polemica verso la “casta”, insinuando che il popolo onesto ha sempre ragione sui politici avidi che, va da sé, abusano di lui. La settimana prossima in Parlamento ci occuperemo di oltre 40 trattande, temi importanti, davvero vogliamo sottrarvi tempo ed energie e tornare a sentire le rampogne pronziniane attorno a “rimborsopoli” e “pensionopoli”?
Un Parlamento è tutt’altro rispetto ad un parlatorio. Dovrebbe almeno. Pensiamoci tutti quando fra un mese esatto andremo alle urne. Nessuna magia, dal cilindro si estrae ciò che si è votato, nient’altro. E questo, naturalmente, vale per tutte e tutti.
Natalia Ferrara, avvocato, deputata PLRT al Gran Consiglio
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