
L’MPS si presenta come un movimento socialista, vicino ai lavoratori e pronto a difendere gli interessi della popolazione. Eppure, quando arriva il momento di assumersi i costi generati dalle proprie iniziative politiche, il conto rischia di finire proprio sulle spalle di quella collettività che dice di voler rappresentare.
È quanto emerge dalla vicenda del presidio organizzato a Mendrisio contro Roberto Vannacci. Il Municipio aveva inizialmente fatturato all’MPS i costi supplementari legati alla gestione della manifestazione. Il movimento ha però contestato l’addebito e la fattura è stata successivamente revocata.
Il diritto di manifestare non è in discussione. Ma una domanda è più che legittima: se un movimento decide di organizzare una protesta che comporta costi aggiuntivi per sicurezza e viabilità, perché dovrebbe essere il contribuente a farsene carico?
Ed è proprio qui che emerge il controsenso.
Un movimento che fa della difesa del «popolo» e dei lavoratori una delle proprie bandiere dovrebbe essere il primo a mostrare attenzione per il denaro pubblico. Invece il risultato è paradossale: l’iniziativa politica è dell’MPS, ma i costi ricadono sulla collettività.
Socialismo significa anche responsabilità verso la comunità. Non può significare privatizzare la protesta e socializzarne le spese.
Perché alla fine i soldi pubblici non cadono dal cielo: sono i soldi dei cittadini
Mattia Ombelli - Movimento Giovani Leghisti, Arogno

