MPS - Le FFS continuano a demolire le Officine di Bellinzona
MPS - Le FFS continuano a demolire le Officine di Bellinzona
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Il Movimento per il socialismo (MPS) ha preso atto della comunicazione della direzione delle FFS con quale informa che a partire dal 2022 l’attuale Officina rinuncerà alla manutenzione dei carri. Questa notizia non è altro che la conferma che le illusioni, le false promesse e aspettative (rilanciate anche di recente da coloro che hanno sempre sostenuto lo smantellamento dell’Officina di Bellinzona) erano infatti solo fumo negli occhi: la “nuova” Officina (che dovrebbe entrare in funzione nel 2026) rinuncerà di fatto a quelle produzioni (come la revisione dei carri merci) che già oggi rappresentano la parte più cospicua dell’attività e dell’occupazione alle Officine di Bellinzona.

Questo annuncio della direzione conferma l’intenzione e la prospettiva di un nuovo stabilimento ridotto, per tipo di attività e numero di occupati. Né possono essere seriamente prese in considerazioni le giustificazioni addotte: la necessità di cominciare ad occuparsi da subito della manutenzione e della flotta Astoro (ETR610 e RABe503) composta da 19 treni è poco più che una miserevole scusa, in particolare laddove vengono addotte questioni di spazio a disposizione.

Questa decisione conferma invece la modificazione profonda avvenuta con la decisione di smantellare l’Officina di Bellinzona e di costruire un nuovo stabilimento a Castione: una rottura con la tradizione produttiva e professionale delle Officine. Che ad essere sacrificato in modo ormai formalmente definitivo sia poi un settore come quelle dei carri merce, la dice lunga sulle intenzioni delle FFS. È noto che questo settore non solo si è sviluppato in questi ultimi anni, ma, anche alla luce delle preoccupazioni ed esigenze di trasporti sempre più compatibili con l’ambiente, rappresenta un settore di sicuro sviluppo nel futuro.

L’MPS chiede alle FFS di rinunciare a questa decisione, ricordando che lavorazione dei carri e nuove lavorazioni non sono in concorrenza né per esigenze di spazio, né di conoscenze professionali. L’MPS esige un intervento da parte del Consiglio di Stato in difesa dei posti di lavoro che verrebbero, a breve termine e in un contesto economico e sociale certo non facile, soppressi da questa decisione e che fanno planare un’ombra sinistra su questo periodo di “transizione” che dovrebbe portare al 2026, anno di apertura del nuovo stabilimento a Castione. Una fase che rischia di ridurre in modo drastico le risorse occupazionali e produttive dell’Officina.

MPS

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