
Nove anni ci separano da quell’11 settembre: giorno di sangue in cui le sorti del mondo hanno subito un radicale cambiamento. Quattro aerei dirottati: due giunti a colpire New York, uno sul Pentagono ed un ultimo schiantatosi per una rivolta a bordo. Le certezze che sembravano aver posto il mondo su dei binari sicuri verso la pace e la diffusione della democrazia e del benessere – determinate dal crollo del blocco sovietico e dalla convergenza mondiale alla globalizzazione capitalista (punto d’unione per nazioni spesso agli antipodi) – sono andate perdute in un istante. Christopher Kylin, storico statunitense ed avvocato, membro del Partito repubblicano ed attivo presso la prestigiosa Wesleyan University, ha perso degli amici nell’attacco e ci offre il suo punto di vista: “È stato uno shock indescrivibile. La mattina, quando il primo aereo ha colpito, poteva sembrare uno strano incidente, ma appena la cosa si è ripetuta eravamo certi di cosa stava accadendo. Lavoro con molti studenti ed anche dopo nove anni ognuno lo descrive come un punto di rottura che ha cambiato le loro vite. La vita non è certamente più la stessa. Ho anche cambiato direzione accademica dedicandomi prevalentemente al diritto”. È difficile esprimere un giudizio oggettivo, ma quanto risulta comprensibile è che se le vecchie minacce come la Russia o la Cina sono state risolte pacificamente con influenze politiche ed economiche, questo non può essere detto per l’ultimo nemico che la civilizzazione occidentale si trova ad affrontare. Un nemico che uccide e che ha una diffusione globale; il terrorismo islamico certamente ha una provenienza (almeno per i finanziamenti) ma è diffuso endemicamente nei poteri islamici mondiali. È un potere a cavallo fra una religione ufficiale ed una ufficiosa, ma in grado di fare capo a tutte le connessioni ufficiali di cui l’Islam usufruisce. Pochi anni prima dell’attentato del 2001, le torri gemelle erano già state oggetto di un attacco (per mezzo di un’autobomba), registrando 6 morti e 1’042 feriti. Negli ultimi anni, all’aumentare delle disponibilità finanziarie, questo tipo di terrorismo ha quindi registrato un rafforzamento esponenziale, tale da inserirlo in reti interbancarie del mondo mussulmano capaci di trasferimenti inosservati d’ingenti somme di denaro. Si pensi che la Islamic American Relief Agency, organizzazione umanitaria, è stata scoperta devolvere fondi milionari al terrorismo, fra l’Iraq ed i talebani. La necessità dei governi può quindi essere ascritta alla comprensione di come affrontare il problema tanto sul piano internazionale quanto su quello locale. In questo la storia ha un ruolo fondamentale. In Ticino come nelle vicine Repubbliche, alcuni passi hanno determinato un’evoluzione verso la laicità di stato. Nelle terre cristiane, la fine dell’Ancien Régime, l’avvento napoleonico (con, ad esempio, il concordato del 1801: compromesso in Francia con la “Costituzione civile del clero” del 1790) e la creazione delle istituzioni liberal-democratiche, hanno posto il potere in mani laiche. Nel nostro Cantone, la secolarizzazione è stata un’azione di quei padri fondatori che, seppur di cultura cristiana, hanno dovuto sciogliere il legame con il potere ecclesiastico. Lo stesso è avvenuto in Italia con Garibaldi e Mazzini. Gli Stati Uniti sono invece nati incarnando questi principi: non per avversione al cristianesimo (George Washington era cristiano), ma come altri Stati, per non più essere delle semiteocrazie nobiliari. Questo vale per terre cristiane, ma anche buddiste, scintoiste e di altre culture e religioni. Nella maggior parte dei Paesi islamici, invece, questo processo laicizzante non è mai stato attuato: ancor oggi vi è un legame fra Stato e religione in un’unica entità, e la laicità istituzionale non esiste. Buona parte di questi (Arabia Saudita, Iran e Yemen – per citarne alcuni) sono le ultime teocrazie al mondo. Alla luce di questa distinzione fra Occidente ed Islam, è semplice capire come mai alcune di queste teocrazie risultino alla base dei finanziamenti di quell’i
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