Cerca e trova immobili
Ospiti
Michele Guerra: Escatologia cosmopolita, Islam complemento o sostituto?
Redazione
16 anni fa

Questa settimana, scrutando come di consueto nella posta, ho trovato quello che forse può essere catalogato come uno dei primi segnali e sintomi manifesti di un problema che sempre più sta divenendo realtà. Una realtà a sé stante, anche se in parte determinata da una non troppo curata applicazione da parte della nostra classe politica della solidarietà fraterna (uno fra i principi fondanti della nostra Confederazione). Mi riferisco al problema etichettato con il neologismo “islamizzazione”, ed attenzione, non all’islam: che peraltro problema non è, visto che ognuno in Svizzera può professare il culto a cui appartiene. In questo particolare volantino di uno dei principali supermercati svizzeri, si nota un’intera pagina dedicata alla promozione di prodotti islamici (probabilmente turchi), proprio in concomitanza con l’inizio del Ramadan e con tanto di insegne indicanti la mancanza di maiale al loro interno. Come ragione vuole, ogni novità solleva delle riflessioni ed in questo caso gl’infuocati orientamenti dei recenti dibattiti politici nello scenario politico elvetico non possono che essere ulteriormente alimentati. La forte presenza islamica in Svizzera, se vogliamo fare un’analisi, può essere ascritta alla combinazione di due forze: la generica migrazione verso una Svizzera quale paese ricco, neutrale e tollerante, ed un insieme di lunghe decadi ininterrotte d’applicazione di forti politiche d’apertura in fatto d’immigrazione. Ma cosa dimostra questo forzato ingresso dell’Islam nella vita quotidiana di noi ticinesi? Dimostra che questo afflusso tuttora molto forte ed una già consistente presenza islamica in Ticino sta involontariamente stravolgendo i nostri usi e costumi. Il termine “cosmopolita”, usato per descrivere quelle città o realtà territoriali in cui più culture e tradizioni si bilanciano e unite arricchiscono il “terroir” o tessuto culturale, nella nostra situazione non vede le condizioni “sine qua non” per essere concretizzato. Questo perché repentini e pesanti trapianti di realtà culturali esogene (non autoctone e spesso islamiche) nel tessuto culturale di un paese piccolo come la Svizzera, che peraltro ha investito lunghi percorsi politici per una secolarizzazione ed una separazione fra chiesa e stato con quale prezzo principale l’indebolimento delle redici cristiane, hanno completamente stravolto le tradizioni e le giuste proporzioni. Si pensi all’avvento dei distributori ambulanti di “kebab”: trent’anni fa anche soltanto la loro presenza sarebbe stata vista come apporto positivo di un qualcosa di esotico. Oggi invece questi hanno avuto una diffusione tanto veloce ed estesa da non divenire complementi alla nostra realtà territoriale, ma bensì dei sostituti ai costumi locali e vigenti. Questo banale esempio vale – mutatis mutandi - per molti altri aspetti. Di fronte a queste dinamiche, le cui conseguenze cominciano peraltro a manifestarsi, non possiamo che constatare un cambiamento anche della visione dominante in tema di “immigrazione” fra la popolazione. Nel divenire del tempo, la realtà ha plasmato il pensiero in più tappe, non cambiando gli ideali di carità fatti propri dalla nostra nazione, ma mutando i criteri ed il raziocinio richiesto nell’applicazione di questi. Se una volta gli immigrati entravano forzatamente per lavorare e nessuno se ne doveva assicurare, con l’avvento dello stato sociale l’opinione pubblica ha iniziato a dare il benvenuto soltanto agli onesti lavoratori. Oggi invece, ci si guarda alle spalle con settant’anni e più di storia d’apertura e ci si chiede se forse questo “bene” (magari anche giustificato) non sia stato uno sforzo “storpiante” che non potevamo permetterci. Insomma, nello stesso modo in cui è giusto fare carità ma entro certi limiti, oggi la Svizzera - e la popolazione ticinese in particolare - è chiamata a confrontarsi con conseguenze di politiche protratte troppo a lungo anche di fronte alla cessazione dei grandi conflitti bellici delle vicine regioni. Se consideriamo storicamente le grandi migrazioni verso il nostro paese, iniziando con quella italiana degli scalpe

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata