
Il 2015, molto probabilmente sarà ricordato come l’anno dello scoppio della crisi in Ticino. Infatti se si guarda a come si sta muovendo l’economia cantonale, ci sono tutti i segnali di un forte rallentamento (frenata delle transazioni immobiliari, piazza finanziaria in difficoltà).
Questi due motori trainanti della nostra economia sembrano che si siano inceppati. La piazza finanziaria all’improvviso ha scoperto che il mondo dell’ occulto è finito e concentrarsi solo in un settore, quello del soldo facile del Private Banking, è stato un grande errore, proprio da chi ha come principio fondamentale ha la diversificazione del rischio. Chi in passato ha diversificato le proprie attività, magari facendo meno utili, oggi si trova in una posizione di vantaggio.
L’altro motore trainante dell’ economia cantonale è l’edilizia. Anche qui c’è aria di rallentamento. Le banche hanno stretto i rubinetti nella concessione di crediti, mentre i prezzi degli oggetti immobiliari sono saliti alle stelle. La logica conseguenza è un rallentamento delle transazioni di compravendita, senza dimenticare che negli ultimi anni si è costruito molto creando un eccesso di offerta.
Preoccupa che l’entrata in crisi di questi due importanti settori cantonali in contemporanea rischia di trascinare nella crisi l’intero cantone. Negli ultimi 60 anni il cantone è sempre riuscito a salvarsi dalle passate rallentamenti è perché nonostante tutto il mondo bancario cantonale non è mai entrato in depressione e questo ha permesso al cantone di superare senza troppe difficoltà le precedenti recessioni.
Oggi con l’assenza di questa importante ancora di salvataggio vedo molto più difficile il superamento di questa crisi.
Quello che noto è che la politica cantonale non ha preso seriamente sul serio questo mix esplosivo e non cerca soluzioni al problema. Vedo che i nostri politici si concentrano sull’estratto del casellario giudiziario, sul comportano degli altri paesi o sull’ attaccare l’operato del partito avversario.
Non è che con un pezzo di carta in più si argini il problema del frontalierato né con le critiche agli altri si risolvono i problemi dell’economia.
Quello che la politica dovrebbe fare è proporre soluzioni, magari investendo più risorse nello sviluppo del turismo, nella salute o nell’ ecologia.
Abbiamo la fortuna di vivere in una regione baciata dal sole e da bellezze naturali. Sfruttiamole o meglio non facciamo pagare a chi arriva nella nostra regione vecchie ripicche tra imprenditore privato e politica comunale.
Altra risorsa sono gli anziani. Si sa che la popolazione sta invecchiando, dunque cerchiamo di attrarre aziende che fanno ricerca sulla salute e magari creiamo strutture adatte per persone che hanno qualche capello grigio in più.
Non dimentichiamo che un mondo più pulito è un mondo migliore, investiamo nello sviluppo di tecnologie ecologiche, come pure rinnoviamo le nostre strutture che mirano ad una migliore efficienza ecologica.
Anche lo stato dovrebbe dare il suo contributo, aiutando ed investendo in questo periodo, e non pensando solo al pareggio di bilancio.
Concludendo, se i nostri politici vogliono salvare il nostro futuro, devono smettere di perdere tempo criticando gli altri o peggio gettare fumo negli occhi con la richiesta di pezzi di carta. Lo stato dovrebbe adottare politiche Keynesiane, cioè aiutare l’economia a risollevarsi nei momenti di crisi creando occupazione che facilita la circolazione della moneta.
Michele Codella, Viganello
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