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Michele Bertini - Rinnoviamo la solidarietà tra generazioni
Redazione
14 anni fa

L’anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà intergenerazionale sta per concludersi. Anche in Ticino sono fiorite diverse iniziative associative per sensibilizzare sulla ricchezza sociale rappresentata dalle persone anziane e sulle relazioni fra generazioni: speriamo possano avere continuità nel tempo! È stata anche l’occasione per conoscere meglio gli scenari che si preannunciano in funzione dell’orientamento delle politiche pubbliche e delle scelte individuali. Da un punto di vista demografico, nel corso del XX secolo la piramide delle età della popolazione svizzera è profondamente cambiata: la parte di giovani con meno di 20 anni si è assottigliata, passando dal 40% nel 1900 al 20.9% nel 2010; quella degli anziani con più di 65 anni si è appesantita, passando dal 5.8% al 16.9 percento, con un incremento particolarmente importante per gli oltre ottantenni; la fecondità è diminuita e questo trend perdurerà tanto che nel 2060 gli ultra 65 anni potrebbero costituire il 28% della popolazione; la generazione del baby boom si trova nell’età di mezzo o prossima al pensionamento. Un rapporto dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali rileva un rallentamento della tendenza al pensionamento anticipato e la crescita dei pensionamenti posticipati: negli ultimi anni, circa un terzo delle donne e degli uomini over 65 ha continuato l’attività professionale dopo l’età ordinaria di pensionamento AVS, i lavoratori indipendenti più degli indipendenti. In Ticino, gli ultracinquantenni attivi, sull’arco di dieci anni, sono passati da 40 mila (25.5%) a 54 mila (30%) e se nel 2002 uno su cinque risultava disoccupato, nel 2011, uno su quattro era senza lavoro (su questo aspetto si è chinato l’Ufficio cantonale di statistica con lo studio “Non ho l’età” consultabile su www.ti.ch/ustat). In un contesto sociale ed economico mutevole per altre variabili, l’invecchiamento della popolazione – attivo e solidale nel rispetto di scelte e condizioni individuali – ci riporta a un punto di riferimento solido e garante di coesione sociale: il patto intergenerazionale, da sempre dinamico incontro e confronto su bisogni e risorse, fra responsabilità e solidarietà, in un quadro di diritti individuali e sociali. Davanti a noi abbiamo uno spettro molto ampio di opportunità per impegnarci in chiave intergenerazionale, nelle piccole e nelle grandi cose, nel passaggio di esperienze quanto nello scambio di conoscenze, nella famiglia, nel mondo del lavoro come in quello associativo. Cominciamo dalla famiglia che resta pure sempre la cellula della nostra società. In Svizzera, i nonni trascorrono circa 100 milioni di ore all’anno con i nipotini, ciò che si traduce anche in un notevole aiuto alla conciliazione lavoro e famiglia. Circa 250 mila persone curano i propri cari (anziani, invalidi, malati) e questa solidarietà familiare ha un valore economico stimato in 10-12 miliardi di franchi all’anno. Quattro persone su dieci (dai 15 anni in poi) fanno volontariato, un “esercito” di disponibilità valutata in 215 miliardi di franchi all’anno. Fra questi volontari, la maggior parte appartiene alla fascia di giovani pensionati fino a 74 anni. Nel mondo del lavoro, dal confronto fra due o più generazioni possono fiorire nuove idee, nascere progetti innovativi, se i più esperti sapranno trasmettere conoscenze lasciando la necessaria autonomia alle nuove leve e i neofiti sapranno innestare le loro fresche competenze e il loro entusiasmo per l’innovazione nel contesto reale. In fondo, questo patto intergenerazionale, che si estende su tre-quattro generazioni, lo rinnoviamo tutti i giorni, nelle piccole e grandi cose, senza neppure accorgerci e accordargli un valore. È la nostra storia, la nostra risorsa e funzionerà anche in futuro se sapremo conservare, soprattutto noi giovani, i valori della condivisione e della solidarietà. Michele Bertini, Consigliere Comunale PLR Lugano

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