
Il fatto che fino agli anni 90 la medicina tradizionale abbia preso come modello solo il corpo maschile, ad eccezione ovviamente delle patologie esclusivamente femminili, ha tutt’oggi delle conseguenze non solo sulla qualità delle cure, in termini di efficacia e di sicurezza, ma anche sulla loro adeguatezza ed economicità. Da questa constatazione, sostenuta da numerosi studi scientifici, ma anche verificata direttamente dalla loro esperienza, 7 medici specialisti attivi sul nostro territorio hanno deciso di promuovere anche in Ticino la medicina di genere. Per fare questo hanno lanciato una campagna d’informazione rivolta alla popolazione e ai loro colleghi medici, con una prima conferenza tenutasi il 27 marzo a Lugano, e che sarà seguita da altre conferenze in tutto il cantone.
Una medicina che tiene conto delle differenze tra uomini e donne andando oltre a quelle dell’apparato riproduttivo
Nell’ambito della cardiologia, solo da pochi anni si riconosce che ci sono differenze maggiori e molteplici tra uomini e donne, non solo a livello genetico, ma anche, ed in maniera importante, a livello di sintomatologia delle medesime patologie cardiovascolari (prima causa di decesso per le donne), di incidenza e di efficacia delle terapie. Anche in ambito neurologico le differenze sono molteplici e l’epilessia ne è una dimostrazione evidente: il genere, non solo influenza la scelta del trattamento, ma può anche influenzare l’andamento della malattia.
Ma ad essere penalizzate da certi luoghi comuni, e dai cosiddetti “stereotipi”, non sono solo le donne, basti pensare al fatto che le patologie - anche quelle tumorali - della mammella toccano anche gli uomini e che l’osteoporosi non è solo “donna”, per comprendere come queste convinzioni possano addirittura aver portato negli anni, forse, a mancate diagnosi. La medicina di genere per questo non può e non deve essere considerata come la medicina della donna, ma come quella medicina che, grazie alla conoscenza delle differenze di sesso e genere, può essere sempre più specializzata e personalizzata: a vantaggio dei pazienti, uomini e donne.
Quale impatto sul nostro sistema sanitario?
Questa presa di coscienza ha già avuto numerose conseguenze, ad esempio sullo sviluppo clinico di nuove terapie. In effetti, certi enti governativi, come la FDA e il NIH, esigono che gli studi clinici vengano effettuati su popolazioni costituite da uomini e donne, e che le differenze in termini di efficacia e di sicurezza tra i due generi vengano considerate e valutate. L’insegnamento della medicina di genere sta anche prendendo progressivamente piede grazie ad alcune università pionieristiche. Anche in Svizzera, Losanna e Zurigo hanno introdotto nelle Università i primi programmi e, anche all’USI, il nuovo Master in scienze bio-mediche del 2020, darà spazio a questo nuovo approccio: primo passo verso la medicina del futuro.
E’ auspicabile che ciò venga fatto anche nelle scuole di formazione del personale sanitario, di quelle professioni che ogni giorno sono a contatto con il paziente e i suoi sintomi. Ma oggi, e la lodevole serata del 27 marzo ce lo dimostra, quello che possiamo e dobbiamo già fare è sensibilizzare l’opinione pubblica, in particolare gli attori del sistema sanitario. Siamo di fronte ad una concreta opportunità di miglioramento per l’insieme delle nostre attività: ai livelli della prevenzione, della diagnosi, della terapia. Un miglioramento che si iscrive pienamente nella logica del progresso della medicina verso una sempre maggiore personalizzazione, con l’obiettivo di aumentare l’efficacia diagnostica e terapeutica, diminuire i volumi di cure inadeguate e gli effetti collaterali, contenendo nello stesso tempo i costi della sanità.
Un onore questa volta, ma sin d’ora un mio impegno per il futuro
È stato per me un grande onore, quale moderatrice della serata, direttrice di una struttura sanitaria e persona politicamente impegnata, poter sostenere l’iniziativa delle Dr.sse Pamela Agazzi, Raffaella Carnevale, Elena Cauzza, Susanna Grego, Vanina Gurtner, Cristiana Quattropani e Jasna Radovanovic, con l’impegno di sostenere queste nuovo approccio sempre con lo stesso obiettivo per il nostro Cantone: Obiettivo sanità!
Io credo in noi.
Michela Pfyffer
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