
E’ notte fonda. Un bambino di sei mesi sta piangendo per un improvviso attacco di tosse. La mamma angosciata corre ad abbracciarlo. Siamo in Germania, nella zona industriale della Ruhr, e precisamente a Lünen. Siamo proprio lì dove si sta costruendo una delle tante centrali elettriche a carbone. Ma questa è diversa perché, se il parlamento ticinese lo vorrà, sorgerà su una sostanziosa partecipazione finanziaria dell’AET (Azienda elettrica ticinese). Il bambino che piange è uno dei tanti pazienti del pediatra tedesco che, con altri 97 medici, ha rivolto un accorato appello ai nostri deputati invitandoli a negare l’appoggio alla costruzione di una nuova centrale a carbone. Il momento della decisione è arrivato. Settimana prossima il Gran Consiglio dovrà ratificare la spesa di 24 milioni di Euro per la partecipazione alla centrale di Lünen (resta in sospeso un ulteriore investimento di altri 29 milioni di Euro per un progetto analogo). Una decisione che solleva molti interrogativi e non solo per l’aspetto economico o per la mancanza di giustificazione “energetica” – manca un piano energetico cantonale - ma anche e soprattutto per i problemi etici ed ambientali che ne derivano. Il carbone è un combustibile fossile, la sua combustione genera CO2 - in quantità addirittura superiori alla combustione di petrolio - oltre alle ricadute di polveri fini, arsenico, nichel, cadmio, piombo e rame. Nella zona di Lünen, in un raggio di ca. 30 Km, esistono già sette centrali a carbone. La “nostra” sarà l’ottava. La regione è al terzo posto per la quantità di polveri fini nell’aria. La popolazione del Ticino, che da anni sta lottando per migliorare lo stato dell’aria (il Mendrisiotto ne sa qualcosa), non può ignorare i problemi degli altri, né illudersi che l’inquinamento si fermerà al confine tedesco. Il carbone bruciato nella centrale di Lünen verrà importato da diversi paesi, tra questi anche la Colombia e l’Indonesia dove, si sa, le condizioni di lavoro non sono nemmeno paragonabili alle nostre. Per darci una sovrabbondanza di energia, corpi piccoli e già vecchi, incurvati dal peso e dal basso soffitto, piccole mani di bambini lavoreranno per noi nelle miniere di carbone. Intanto i nostri figli si abbufferanno davanti alla televisione. Eppure non ci vuole molto per dirottare i 53 milioni di Euro sulla nostra economia ticinese e investirli in fonti di energia rinnovabile (il Ticino è in ritardo anche su questo!). Mi piacerebbe sapere quanta energia potremmo produrre coprendo tutti i tetti delle case ticinesi con pannelli solari, e quanta ne potremmo risparmiare con un piano capillare di risanamento energetico. Ci fosse almeno un piano energetico cantonale ! Quanto scrive il Consiglio di Stato : “..la zona in cui sorgerà la centrale a carbone non ha particolari pregi naturalistici ed è integrata in un classico ambiente industriale della Ruhr” potrà sollevarci dalle nostre responsabilità? Io mi sento tutta nera di vergogna. Abbiamo tirato un colpo di spugna anche sul pianto dei bambini! Michela Delcò Petralli, consigliera comunale e in direzione cantonale dei Verdi
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