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Redazione
16 anni fa

Unicredit Private Banking S.p.A. ("UPB") ha ceduto la partecipazione totalitaria detenuta in Unicredit Suisse Bank SA – attiva nel private banking - al management della società stessa. L’operazione si è concretata grazie al coinvolgimento di BancaStato che ha anticipato al management il prezzo d’acquisto della totalità del pacchetto azionario. In contropartita BancaStato si è riservata il controllo dell’80% della società mentre il restante 20% l’ha lasciato nelle mani del management ancora per cinque anni. Fin qui l’operazione è costata 57.7 milioni di franchi. Nell’attesa della decisione dell’autorità di vigilanza elvetica(FINMA) mi sembra perlomeno opportuno riflettere su alcuni punti sollevati da questa notizia. L’acquisto di una Banca privata da parte di BancaStato era nell’aria già da diversi anni. Ma la domanda è: la nostra Banca cantonale poteva acquistare una Banca privata? E se lo poteva fare, la Banca acquisita godrebbe anch’essa della garanzia illimitata dello Stato del Canton Ticino? Domande queste a cui il Consiglio di Stato, nel settembre 2008,aveva pensato di rispondere con un messaggio con cui chiedeva al parlamento cantonale di modificare la legge istituente BancaStato ed in particolare due articoli: il primo relativo alla natura della Banca e l’altro relativo alla garanzia dello Stato per le attività delle partecipate. E’ quindi da presumere che il CdS riteneva allora che senza queste modifiche l’acquisto di una partecipazione di una Banca privata – attiva nella gestione patrimoniale - non si potesse fare. Infatti nel messaggio del CdS si citava il parere di un noto professore di diritto privato. L’esperto aveva chiaramente individuato nella garanzia dello Stato il punto dolente dell’operazione e aveva concluso che la responsabilità di BancaStato per le attività della Banca acquisita non poteva essere esclusa al 100%. Per tale ragione occorreva correggere la legge ancorandovi una restrizione della garanzia statale e ottimizzare la vigilanza sugli affari della Banca partecipata. Oggi il CdS sembra dimostrarsi sicuro che non necessita alcun correttivo o modifica di legge, tant’è che ha già benedetto l’operazione senza attendere la decisione del parlamento. I dirigenti di BancaStato hanno giocato d’anticipo e concluso l’affare, scavalcando le opposizioni e ignorando i moniti degli esperti in diritto. Ma si tratta davvero di un affare? I dirigenti di Banca Stato hanno giustificato l’acquisizione della USB, attiva nel private banking, con la necessità di diversificare le fonti di ricavo e ridurre i rischi derivanti da un’eccessiva concentrazione nel settore immobiliare (per il 70% nel settore creditizio ipotecario). Strano modo di ragionare! Si riducono i rischi assumendone degli altri? La redditività dell’operazione è molto dubbia sia per le modalità con cui si è perfezionata che per i rischi di mercato connessi all’attività di private banking e al tipo di clientela gestito da USB. Intanto il prezzo d’acquisto potrebbe rivelarsi esagerato: non solo per la redditività della Banca privata, che oggi appare molto contenuta (solo 4 milioni di utili nel 2009 e un flessione del 17% rispetto agli anni precedenti), ma anche per le condizioni alle quali BancaStato ha permesso al management di mantenere nelle proprie mani il 20% della società. Questa concessione potrebbe, nella peggiore delle ipotesi, far lievitare esageratamente il prezzo d’acquisto e implicare grandi perdite finanziarie per BancaStato. Nei cinque anni a venire il management di USB potrebbe svuotare il bacino di clientela e lasciare a BancaStato un guscio vuoto. D’altra parte già le premesse all’acquisizione di USB non sembrano buone. Nessuna sinergia tra BancaStato e USB e nessuna acquisizione di competenze per l’attività di private banking in Ticino, dato che USB è attiva solo nella gestione patrimoniale offshore. Ma l’operazione appare preoccupante anche per altre ragioni, tra le quali, non ultima la prove

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