
“Vanno, vengono, a volte ritornano” canta De Andrè. Sono le nuvole e, come le nuvole, anche l’amnistia e gli sgravi fiscali vanno e vengono nel cielo di questo cantone, di solito quando tira il vento elettorale. L’altro giorno a Palazzo delle Orsoline i partiti di centro-destra e l’On. Laura Sadis hanno cucinato un accordo che prevede : sgravi fiscali per 60 milioni, una amnistia fiscale cantonale - con uno sconto d’imposta che potrebbe attestarsi anche all’ 85% - il tutto servito su un piatto di sussidi di 25 milioni (14 milioni in più di quelli già dovuti) per chi fatica a pagare i premi di cassa malati. Un piatto caldo che non mi convince, sia in diritto che nel merito. Intanto non sono d’accordo di vincolare i sussidi per i premi di cassa malati all’amnistia e agli sgravi fiscali. Non sono d’accordo di dare in ostaggio un bisogno primario di circa 20'000 nostri concittadini alle conquiste partitiche. Per favore, su questo non c’è patteggiamento: si voti subito l’aumento dei sussidi! Ne abbiamo bisogno. Nemmeno condivido l’uso che si vuol fare dell’amnistia e degli sgravi fiscali. I Verdi sono stati chiari. Di principio non siamo contrari a questi strumenti di politica fiscali, purché finanziariamente sopportabili e usati per favorire il lavoro, l’ambiente e la qualità di vita. La situazione non mi sembra rosea. Il preconsuntivo 2010 calcolato sui primi 9 mesi dell’anno si attesta già a 71,8 milioni di disavanzo. A partire dall’anno prossimo, oltre alle spese “correnti” il cantone dovrà pagare anche le spese che la Confederazione gli ha scaricato addosso a cominciare dagli 80 milioni per le cliniche private, oltre alle devastanti conseguenze sulle casse cantonali della nuova LADI e alla spesa (40 milioni all’anno?) destinata al risanamento della cassa pensione dei dipendenti del cantone. Ma, al di là di questo quadro finanziario poco promettente, la politica fiscale dovrebbe diventare uno strumento mirato al rilancio dell’occupazione e alla trasformazione della società e dell’economia su parametri eco-sostenibili, altrimenti non serve a nulla o solo a pochi. Si potrebbe, per esempio, concedere sgravi fiscali a quelle aziende che assumono disoccupati ultracinquantenni oppure a quelle aziende che si impegnano ad assumere apprendisti e a tenerli per almeno tre anni dalla fine dell’apprendistato. In questo modo avremmo ottenuto tre piccioni con una fava : l’alleggerimento del carico fiscale per l’azienda, la dignità del disoccupato o la speranza di un futuro per il giovane in formazione, e un alleggerimento della spesa pubblica per la socialità. Questa musica, che pure ho suonato all’incontro dei partiti, non si è voluto ascoltarla. Ora non ci resta che aspettare. Noi le nostre note le vogliamo ancora suonare, e se l’orchestra si degna…noi siamo qui. Forse riusciremo a fermare anche le nuvole. Michela Delcò Petralli per i Verdi del Ticino
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