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Michela Delcò Petralli - Cosa nascondono i dati SECO?
Michela Delcò Petralli - Cosa nascondono i dati SECO?
Michela Delcò Petralli - Cosa nascondono i dati SECO?
Redazione
10 anni fa

Interrogazione al Consiglio di Stato

La Statistica dei disoccupati iscritti fornita dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) offre una visione solo parziale del problema dell’esclusione dal mondo del lavoro. La stessa SECO e la Sezione del lavoro dell’amministrazione cantonale consigliano e avvertono di usare in maniera complementare i dati della disoccupazione ai sensi dell’Ilo per offrire una visione più ampia e approfondita del fenomeno. Nonostante ciò ancora oggi molti politici e rappresentanti dei media si ostinano ad utilizzare unicamente i dati SECO dai quali traggono conclusioni o ipotesi poco realistiche.

La statistica SECO è una statistica di natura amministrativa e ha il pregio di raccogliere molti dati in maniera quasi continua, potrebbe quindi fornire maggiori informazioni, in particolare riguardo alle ragioni per cui si “esce” dalla disoccupazione. Attualmente sappiamo solo quanti disoccupati esauriscono il diritto alle indennità, (e cosa fanno dopo due mesi) ma non sappiamo quanti, pur rimanendo iscritti agli URC, passano dallo stato di “disoccupati iscritti” a quello di “iscritti non disoccupati” e per quale motivo transitano da uno stato all’altro.

La statistica degli iscritti agli URC infatti riporta sia i “disoccupati iscritti” che altre personeiscritte che sono però considerate non disoccupate. Rientrano in questa categoria coloro che:

· beneficiano di un guadagno intermedio: persone che svolgono un’attività lucrativa percepiscono un reddito (guadagno intermedio) inferiore al guadagno assicurato e quindi ricevono un’integrazione di reddito;· partecipano ad una misura d’occupazione (programmi d’occupazione temporanea, periodi di pratica professionale, o semestre di motivazione);· partecipano ad una misura di formazione (corsi di riqualifica e perfezionamento, aziende di pratica commerciale o stage di formazione);· non sono immediatamente collocabili: persone che in seguito a malattia, servizio militare o per altre ragioni non sono immediatamente collocabili;· altre persone in cerca di impiego non disoccupate: persone che beneficiano di misure speciali (ricevono assegni per il periodo di introduzione, sussidi per le spese di pendolare e di soggiornante settimanale, o prestazioni per il promovimento di un'attività lucrativa indipendente); persone che sono nel periodo di disdetta; persone che svolgono un'attività a tempo parziale; altre categorie di persone

Tutte queste persone figurano talmente in sottofondo nella statistica della disoccupazione SECO che viene mensilmente pubblicata da essere completamente ignorati tanto dagli utilizzatori più esperti (ricercatori, politici, imprenditori,…) che dai media. Queste persone però esistono e purtroppo il loro stato di “non disoccupato” è molto effimero, visto che in realtà non “escono” dalla loro condizione di disoccupati. Ad esempio, secondo gli ultimi dati a disposizione nel giugno di quest’anno il numero di disoccupati in Ticino è diminuito di 22 persone, ma sono state registrate 17 persone in più che svolgono un corso di riqualifica e quindi risultano "non disoccupate", 3 persone in più che hanno un "guadagno intermedio" e pure risultano "non disoccupate" e altre 2 persone che vengono classificate come "non disoccupate" non si sa per quale ragione.[1] Impossibile quindi sapere quanti di quei 22 disoccupati in meno abbiano davvero trovato un impiego: 2? 0? 1?Utilizzando il sito www.amstat.ch messo a disposizione della SECO si può subito notare che – oltre al fatto che in Ticino le variazioni stagionali sono più pronunciate rispetto alla media nazionale – nel nostro cantone i “non disoccupati” iscritti agli URC sono percentualmente molti di più rispetto al totale degli iscritti se paragonati alla media nazionale.

È vero che la il tasso di disoccupati iscritti ticinese si avvicina ormai alla media nazionale, ma se prendiamo in considerazione tutti gli iscritti – compresi quelli considerati “non disoccupati” – la differenza si attesta attorno a 1 punto percentuale.Tenendo conto anche dei “non disoccupati iscritti” e quindi del totale degli iscritti la differenza fra il Ticino e la media Svizzera si amplia.

Le persone con un guadagno intermedio, cioè che svolgono un’attività lucrativa dipendente o indipendente ottenendo un reddito inferiore al guadagno assicurato, e che quindi sono considerate “non disoccupate” pur essendo o sottopagate o sottoccupate o avendo accettato un impiego che non corrisponde alle loro competenze, sembrano essere particolarmente aumentate dal 2013 in Ticino rispetto alla Svizzera.

Se però dai “non disoccupati” eliminiamo le persone con che ricevono un “guadagno intermedio” la differenza si fa ancora più pronunciata e la curva sembra subire un’impennata dopo il 2011, anno dell’entrata in vigore della revisione delle Legge sull’assicurazione disoccupazione

Appare quindi evidente che la tendenza al ribasso del tasso di disoccupazione SECO in Ticino è dovuta anche al fatto che molti disoccupati migrano verso la categoria degli “iscritti non disoccupati” perché impegnati in programmi occupazionali, corsi di riqualifica e perfezionamento, aziende di pratica commerciale o stage di formazione. Questa categoria di iscritti in Ticino rappresenta una sempre più elevata percentuale delle persone iscritte agli URC. Inoltre questo genere di attività preclude il diritto a maturare nuovi periodi di contribuzione (se l'occupazione temporanea è finanziata dall'assicurazione contro la disoccupazione oppure si tratta di un provvedimento inerente al mercato del lavoro finanziato dall'ente pubblico).

Chiediamo quindi al Lodevole Consiglio di Stato:

1 – Come mai in Ticino la percentuale dei “non disoccupati” iscritti è nettamente superiore alla media nazionale, in particolare per quanto riguarda chi non riceve un guadagno intermedio? Perché la loro percentuale è aumentata così tanto negli ultimi anni?

2 – Si tratta di persone che usufruiscono di misure “sociali” volte a migliorare le loro possibilità di integrazione nel mondo del lavoro ? Se sì, qunate sono? E’ prevista una valutazione di queste misure?

2 – Visto che la statistica SECO è di tipo amministrativo e che i dati dovrebbero essere registrati presso gli URC, è possibile sapere in modo dettagliato quanti “disoccupati” effettivamente trovano un impiego e quanti invece escono dalla statistica perché sono al beneficio di una misura di occupazione o trovano uno stage temporaneo?

3 – A cinque anni dall’impennata delle misure di occupazione registrata nel 2011, quanti di questi “iscritti non disoccupati” hanno effettivamente trovato un impiego?

4 – Molti iscritti agli URC sollevano dubbi quanto all’utilità di alcuni corsi di formazione e altre misure di occupazione, questi sono scelti in funzione delle competenze della persona interessata e delle possibilità di trovare un impiego? Sono state predisposte delle misure per sapere se le persone coinvolte hanno trovato utili queste misure nella ricerca di un lavoro?

5 – Come mai nel Rapporto annuale di attività della Sezione del lavoro del DFE non figurano più diverse informazioni che figuravano fino al 2011, anno dell’entrata in vigore della LADI? In particolare:

a) quelle relative al numero medio di arrivi a fine diritto sul totale di persone che hanno aperto un termine quadro per la riscossione di indennità;

b) il numero medio di reiscrizioni sul totale di persone il cui dossier è stato chiuso negli ultimi 4 mesi;

c) il numero medio di entrate in disoccupazione di lunga durata sul totale dei disoccupati?

6 – Ai fini statistici, se una persona iscritta frequenta un corso di formazione o un periodo di occupazione e poi terminato questo rientra tra i disoccupati, come viene calcolato il periodo totale di disoccupazione? Al netto o al lordo del periodo di formazione?

7 – Mancano informazioni precise riguardo al tema dell’esclusione dal mondo del lavoro e alcune notizie di stampa possono creare confusione e contribuire a un’errata percezione del fenomeno. È prevista un’azione o una presa di posizione per ovviare a tale problema? La Carta della Statistica pubblica svizzera al punto 8 precisa che: "I servizi di statistica e i loro collaboratori sono tenuti a opporsi a qualsiasi tipo di rilevazione, elaborazione, analisi e presentazione di dati che potrebbe dar adito a interpretazioni errate."

8 – la “Piattaforma Monitoraggio della disoccupazione in Ticino” istituita nella scheda 17 delle linee direttive 2012-2015 si era già chinata su questo genere di questioni? Se sì con che esito? Se no, come mai? Che fine ha fatto questa “Piattaforma” che idealmente doveva fornire uno strumentario per avviare una serie di approfondimenti analitici, come precisa lo stesso Consiglio di Stato in risposta all’interrogazione n.186.13?

Michela Delcò Petralli, deputata per i Verdi del Ticino

[1] SECO, La situazione sul mercato del lavoro, giugno 2016, 8.7.2016

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