
Il gruppo UDC-UDF aveva sollevato già mesi fa il tema del crescente senso di insicurezza nei quartieri della Montagna. Nella risposta ufficiale all’interrogazione presentata in Consiglio comunale si invitava a distinguere tra sicurezza oggettiva e percezione soggettiva, sottolineando come i dati non indicassero una situazione allarmante. Non solo. Il Municipio aveva accusato i media e la nostra stessa interrogazione di contribuire a fomentare un clima di insicurezza. Un giudizio che allora avevamo ritenuto ingeneroso, soprattutto nei confronti di cittadini che segnalavano episodi concreti e ripetuti.
Preoccupazioni che avevano un fondamento
Oggi però il quadro appare diverso. Si parla apertamente di vandalismi ricorrenti, di una «zona calda» monitorata dalla Polizia, di interventi notturni frequenti e di un rafforzamento dei pattugliamenti. I dati ufficiali indicano negli ultimi 5 anni decine di reati denunciati e oltre 250 interventi nella fascia oraria tra le 21 e le 6. Non si tratta di alimentare paure o polemiche sterili. Si tratta di riconoscere che le preoccupazioni espresse dai residenti avevano un fondamento. Minimizzare parlando di semplice percezione soggettiva rischia di creare distanza tra istituzioni e territorio. La sicurezza non è un tema ideologico, ma una responsabilità primaria delle autorità. Quando emergono segnali chiari, occorre prenderli sul serio fin dall’inizio, senza attribuire a chi solleva il problema l’intenzione di esagerare o strumentalizzare. Il nostro obiettivo non è accusare, bensì vigilare. Continueremo a farlo, perché ascoltare chi vive quotidianamente la Montagna significa tutelare la qualità di vita e la fiducia nelle istituzioni.

