
Dei cittadini attenti (che ringraziamo) ci hanno segnalato che hanno tagliato gli alberi davanti ai Centri Commerciali di Grancia. I Verdi di Lugano constatano che la prassi è sempre quella: di qualsiasi opera o evento si tratti, prima si tagliano gli alberi. L’atteggiamento vigente è che un albero è un fastidio, un ostacolo. Un albero “sporca” (perché fa cadere foglie e macchia i parabrezza delle auto posteggiate). Un albero è pericoloso perché potrebbe cadere su ... un’automobile. Un albero è un impedimento (nelle manovre per posteggiare). In Via Pedemonte a Viganello è appena stato tagliato un cedro, che era sulla lista degli alberi protetti. A ogni apparenza, per agevolare l’accesso a un cantiere. (È in partenza un’interrogazione al Muncipio di Lugano, per avere informazioni precise.) L’albero è l’anello più indifeso nella catena delle forme di vita nella nostra città. In mezz’ora di motosega, si annienta una vita di forse cent’anni o più. Una vita intera che ha accompagnato le vite dei luganesi, concedendoci gratuitamente ombra, aria, riposo, bellezza. Questa vita non ha alcuna difesa. Se un albero dà fastidio alle esigenze di una persona individuale o una situazione passeggera come un cantiere o evento, invece di organizzarsi in altra maniera, si tagliano gli alberi. Tanto, non possono difendersi. Non hanno voce. E una volta a terra, cosa succede? Al massimo si dice “Che peccato!” ma i responsabili non subiscono alcuna conseguenza. Chi ha importanti guadagni pecuniari, non è chiamato a consegnare il maltolto alla comunità. Perché di maltolto si tratta. Se un proprietario immobiliare aumenta di milioni il valore dei suoi appartamenti, grazie alla vista lago non più “ostruita” da alberi, il suo guadagno è tolto, male, alla collettività. Se un costruttore risparmia in spese di cantiere perché toglie gli alberi che “ostruiscono” i movimenti degli autocarri, sta rubando alla collettività. (E ai privati vicini, come già successo quando hanno tagliato alberi sul suolo privato, per esempio a Pregassona qualche anno fa.) Questa noncuranza vige a tutti i livelli. La nuova scuola elementare a Cassarate avrebbe potuto benissimo venir costruito mantenendo il faggio secolare. Bastava dire agli architetti che il faggio resta e di tener conto di ciò nella progettazione. In Piazza Manzoni sono spariti gli alberi che davano ombra anche in Piazza Riforma. Probabilmente davano fastidio a chi organizza gli eventi. A Davesco-Soragno, per allargare il marciapiedi, invece di girare intorno a un albero monumentale, il cantone l’ha tagliato. Il caso più scandaloso rimane quello dei platani di Piazza Castello, zona verde, tagliati per costruire un autosilo illegale, che ci ha anche rubato un lembo di Parco Ciani. (A proposito di Parco Ciani: adesso, per la primissima volta a Lugano si taglierebbero alcuni alberi per far spazio a un ampliamento di zona naturale e verde alla Foce, e non per cementificare. Ma c’è una forte resistenza, resistenza che per i Verdi è inspiegabile. Vorremmo vedere queste proteste e interventi per i tagli quotidiani: ogni giorno cadono alberi in tutta la città, anno per anno più di tutti gli alberi dell’intero Parco Ciani, e non per creare spazi pubblici verdi come il progetto per la Foce, ma asfalto e cemento!) Gentili redazioni, non abbiamo la possibilità di recarci a Grancia in questo momento, ma ci tenevamo a inoltrarvi la segnalazione ed esprimere il nostro disappunto (e la nostra risolutezza a fare tutto il possibile per dare a Lugano un Regolamento del Verde e farlo rispettare). Melitta Jalkanen e Gianni Cattaneo, Verdi
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