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Meinrado Robbiani - Legge sull'apertura dei negozi, il personale va tutelato
Redazione
12 anni fa

Il progetto di legge cantonale sull’apertura dei negozi approda dopo non poche vicissitudini in Gran Consiglio. Partito con l’intento di conferire linearità e coerenza ad una regolamentazione ormai datata, tenendo nel contempo presente la necessaria tutela del personale di vendita, l’esercizio si è poi sfilacciato nel tempo e negli intendimenti tanto da offrire oggi un prodotto insoddisfacente.

Chi pensa al personale di vendita?

L’obiezione più decisiva risiede nell’assenza di un accordo contrattuale con i commercianti, che bilanci il prolungamento degli orari di apertura. Per l’OCST l’adozione di un contratto collettivo di lavoro è un tassello irrinunciabile perlomeno per i motivi seguenti:

- le condizioni di lavoro e retributive nel settore sono particolarmente modeste e continuano a subire acute pressioni indotte dalla libera circolazione;

- estendendo i limiti delle aperture si incentivano ulteriormente le formule di impiego flessibile del personale. Il tempo di lavoro tenderà ad essere maggiormente spezzettato nel corso della giornata e andrà incrementandosi il lavoro su chiamata;

- la maggiore flessibilità nell’organizzare i tempi di lavoro comporterà ricadute tanto più sfavorevoli poiché nel commercio prevale la manodopera femminile, che abbina sovente l’attività professionale con compiti educativi e familiari.

Una soluzione equilibrata impone cioè che la maggiore estensione delle aperture dei negozi sia bilanciata da un parallelo rafforzamento della protezione del personale. Il Gran Consiglio si appresta al contrario a fare un passo senza avanzare anche l’altro piede. Ne esce una soluzione inevitabilmente sbilanciata e incompleta.

Disponibilità ma…

L’OCST non ha mai frapposto un muro invalicabile alla discussione sul tema degli orari di apertura dei negozi. Aspetti quali:

- le valutazioni di tipo economico e occupazionale (in particolare: trarre vantaggio dalla presenza di clientela turistica e transfrontaliera);

- il cambiamento dei bisogni e delle attese dei consumatori (l’attività professionale di entrambi i coniugi impone nuovi momenti dove effettuare gli acquisti);

- l’evoluzione del concetto di consumo (il consumo diventa uno dei modi di trascorrere il tempo libero);

sono difficilmente eludibili, pena lo scollamento rispetto ad una realtà in evoluzione.

Nel considerarli occorre tuttavia soppesare anche la posizione del personale di vendita e le ricadute più ampie sul modo di organizzare la vita collettiva.

La domenica sotto tiro

E’ il caso in particolare per l’impatto sulla domenica. Oltre ad una assente considerazione degli effetti sul personale di vendita, il progetto di legge apre le porte ad una eccessiva liberalizzazione degli orari durante le domeniche. Nelle località turistiche, nelle località di confine e nelle stazioni di benzina, i negozi inferiori a 200 mq nel primo caso e a 120 mq negli altri due potranno rimanere aperti fino alle ore 22.30 non solo durante la settimana ma anche alla domenica.

Il progetto di legge non considera a sufficienza la tutela della natura religiosa e sociale della domenica. Ogni collettività necessita – e ha interesse a preservare – tempi sociali che non soggiacciano a criteri e regole di mercato.

Aperture e concorrenzialità

Il progetto di legge intravvede nelle aperture prolungate un auspicabile antidoto alla consistente fuga di consumatori verso i centri commerciali d’oltre confine. L’obiettivo può essere condiviso. Va tuttavia tenuto presente che il trasferimento di acquisti oltre frontiera è riconducibile in massima parte alle differenze di prezzo, peraltro acuite dal rapporto valutario sfavorevole al franco svizzero, e non tanto – ad eccezione di alcuni casi puntuali – alle diverse aperture dei negozi.

Una scelta di tempo errata

Anche la scelta dei tempi lascia trasparire un’accelerazione dell’ultima ora poco sensata. Si viene infatti a collocarsi su un binario inutilmente sfasato rispetto ai paralleli processi legislativi che sono stati nel frattempo avviati su piano federale (quale conseguenza delle mozioni Lombardi e Abate). L’esito di questi due iter legislativi si sovrappone e influisce su due norme cruciali del progetto di legge cantonale. Appare perciò poco razionale anticiparne di poco l’adozione.

Conclusione

L’OCST sollecita perciò il Gran Consiglio:

- a condizionare la messa in vigore della legge all’adozione di un accordo tra le parti sociali che garantisca una adeguata tutela al personale di vendita;

- a meglio salvaguardare il riposo domenicale e serale;

- a valutare una sospensione dell’iter legislativo in attesa di conoscere l’esito delle decisioni su piano federale che incidono sulla legge cantonale;

E’ auspicabile che la fretta di condurre in porto il progetto di legge (non da ultimo per anticipare il termine della legislatura) non sia di ostacolo ad una valutazione soppesata del testo legislativo e non comprometta una soluzione che contempli anche la tutela del personale di vendita.

Meinrado Robbiani, Segretariato cantonale OCST

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