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Meinrado Robbiani - Distaccati in espansione. E se ci chiedessimo perché?
Redazione
12 anni fa

Lavoro distaccato in ulteriore espansione. E se ci chiedessimo perché?

I dati forniti dall’Ufficio cantonale di statistica attestano un ulteriore incremento del lavoro distaccato. Per il 2013, le notifiche per prestazioni lavorative fornite in Ticino da dipendenti di ditte estere (in massima parte italiane) sono ammontate a circa 9.500, con un aumento del 3% rispetto all’anno antecedente; quelle riguardanti lavoratori autonomi (i cosiddetti padroncini) hanno raggiunto circa 4.600 unità con un’impennata del 25% (!). Le giornate di lavoro prestate da questi due gruppi raggiungono quasi le 300.000 unità, corrispondendo a 1.200 impieghi a tempo pieno.

Il lavoro distaccato conferma di essere una componentetutt’altro che marginale del mondo del lavoro cantonale e soprattutto dal carattere persistente e radicato. Nell’edilizia e affini, dove è concentrato e vi esercita un impatto particolarmente rilevante, equivale in termini di giornate lavorative al 5% della manodopera occupata; in singoli rami artigianali operanti nell’edilizia l’incidenza è persino maggiore.

L’ulteriore incremento del lavoro distaccato rende improrogabile un suo arginamento e incanalamento. La percezione di questa esigenza è tanto diffusa da avere mobilitato anche il mondo politico, dal quale sono giunte nelle scorse settimane ulteriori prese di posizione e proposte. Si ha tuttavia l’impressione che tenda in questi ultimi tempi a prevalere la propensione a formulare misure roboanti piuttosto che la ricerca di efficacia e razionalità, inscindibile da una conoscenza dettagliata della natura e delle caratteristiche del lavoro distaccato.

Per l’OCST è opportuno dare attuazione alle misure messe a fuoco dal governo con il supporto decisivo delle parti sociali, che mirano soprattutto ad un più intenso controllo. E’ poi altrettanto indispensabile che le imprese e le categorie professionali maggiormente toccate dal lavoro distaccato elaborino un indirizzo strategico e di sviluppo, che consideri e faccia i conti senza ipocrisie con questo fenomeno.

Per garantire efficacia a queste due assi di intervento è tuttavia indispensabile che si sondi e metta a fuoco in modo trasparente la fisionomia del lavoro distaccato in modo da sapere distinguere ciò che va contrastato da ciò che può essere accettato alla condizione tuttavia di meglio governarlo.

Oltre la lettura congiunturale

Nel sondare il lavoro distaccato, una prima costatazione, che è utile tenere presente, riguarda la profondità e robustezza delle sue radici.

La costante crescita del lavoro distaccato, che è sfociato nel raddoppio delle giornate lavorate durante il periodo 2005-2013, è sì attribuibile a fattori congiunturali ma non solo. L’evoluzione favorevole del settore edile, verso il quale confluisce prevalentemente il lavoro distaccato, spiega solo in parte la progressione del lavoro distaccato. Questi ha infatti assunto una funzione almeno in parte strutturale.

Una opportuna distinzione

Va in secondo luogo costatato che il lavoro distaccato risponde a bisogni e interessi di individui e imprese, che risultano solo in parte comprimibili.

Una porzione di lavoro distaccato viene fornito a committenti individuali (cittadini o ditte) che vi ricorrono per motivi variegati quali segnatamente: prezzi più contenuti, termini ravvicinati di esecuzione dei lavori, consegna e posa di beni acquistati oltre frontiera, istallazione di manufatti non reperibili in loco…

Una quota non trascurabile di lavoro distaccato giunge poi in Ticino su chiamata di imprese locali dello stesso ramo. Queste, per svolgere il mandato ricevuto, ne assegnano in appalto uno spicchio a ditte estere.

Se si intende risultare efficaci negli interventi, è perciò indispensabile adottare per ognuna di esse la miscela più opportuna di provvedimenti, chiamando in causa, a dipendenza della fattispecie, la responsabilità delle imprese, delle categorie professionali, degli organismi di controllo, dell’amministrazione pubblica.

Radici tenaci

L’importanza di innestare gli interventi su una approfondita analisi della situazione è particolarmente palpabile se si osserva il lavoro distaccato che dipende da appalti assegnati dalle imprese locali a ditte estere. Da questa angolazione, il lavoro distaccato appare ormai (almeno in parte) integrato nella politica aziendale delle imprese indigene. Si considerino in particolare gli aspetti seguenti:

un nuovo modo di organizzare il lavoro

il lavoro distaccato offre alle ditte locali una formula di flessibilità organizzativa, che viene utilizzata per meglio muoversi su un mercato mutevole, scaricando nel contempo all’esterno i rischi aziendali.

strumento di concorrenzialità

il lavoro distaccato è utilizzato dalle ditte locali per contenere i costi ed essere conseguentemente più concorrenziali. L’elevata competizione imperante nel settore induce a cercare formule di risparmio nell’intento di superare la concorrenza.

incidenza delle economie di scala

nell’odierno contesto di serrata concorrenza, il tessuto ticinese, contraddistinto da imprese piccole che operano in un mercato relativamente contenuto, riesce meno del passato (o ha un interesse minore) a produrre in loco alcune componenti o prodotti. Si ricorre perciò a ditte estere che, fornendo il prodotto, inviano anche il personale che lo istalla.

satelliti aziendali di ditte estere

il lavoro distaccato è pure, in taluni casi, una modalità alla quale ricorrono le ditte estere per penetrare nel mercato ticinese. Il meccanismo consiste nell’insediare in Ticino un piccolo satellite aziendale che fa poi capo sistematicamente ai collaboratori inviati dalla ditta madre attraverso il canale del lavoro distaccato.

Ritrovare coerenza e darsi una linea strategica

Gli aspetti appena menzionati evidenziano una palese incoerenza. Le pur comprensibili lagnanze delle associazioni professionali, che deplorano in modo ripetuto l’esplosione del lavoro distaccato, contrastano con il comportamento delle singole imprese che vi fanno capo.

Occorre perciò ritrovare una linea di adeguata coerenza, per imboccare la quale è necessario:

- che le singole imprese diventino maggiormente consapevoli delle ricadute generali e di lungo termine esercitate dalle loro scelte;

- che le categorie sappiano delineare una strategia di sviluppo capace di indicare alle imprese una direzione di marcia condivisa.

Le imprese che fanno capo a lavoro distaccato dovrebbero cioè tenere maggiormente presenti gli effetti negativi della loro politica aziendale. Il lavoro distaccato contrae i posti di lavoro e gli sbocchi per i giovani; affievolisce anche l’impegno in favore della formazione professionale (numero di apprendisti e conseguentemente di lavoratori con attestato federale che hanno la facoltà di formare nuovi apprendisti); può persino andare di pari passo con una lenta corrosione di alcune competenze professionali laddove si rinuncia a svolgere alcune mansioni appaltandole prevalentemente all’estero.

Le associazioni professionali devono a loro volta sapere ridare spessore agli interessi di lungo termine delle categorie professionali e convincere le imprese a uniformarvisi. Si tratta di dare forma ad una strategia concordata che contempli tra l’altro gli obiettivi seguenti:

Collaborazioni bilanciate e reciprocità

Le imprese locali che fanno regolarmente capo a collaborazioni con ditte estere dovrebbero valutare la possibilità di creare sinergie nelle due direzioni. Dovrebbero tendere in primo luogo ad aprirsi un varco verso il mercato d’oltre confine grazie alla collaborazione con la ditta italiana (ciò che implica il superamento dello scoglio - tuttora irrisolto - di una effettiva reciprocità nell’accesso ai mercati al di qua e al di là del confine). Dovrebbero in secondo luogo trarre un arricchimento di professionalità laddove l’azienda d’oltre confine viene chiamata a fornire prestazioni che superano la sfera di attività e di competenza dell’impresa locale.

Qualità del lavoro e professionalità

Le imprese locali devono tendere a preservare un elevato livello di competenze, professionalità e affidabilità (autentico bastione contro la concorrenza di ditte estere). Investire sulla qualità del lavoro e del servizio come pure, a monte, sulla professionalità del personale rimane un imperativo inderogabile al quale si presta ancora una insufficiente attenzione. E’ segnatamente opportuno mettere in atto una politica di formazione che consenta ai numerosi frontalieri attivi in questi rami di acquisire una qualifica riconosciuta.

Collaborazioni e reti di imprese

Andrebbero potenziate le modalità e occasioni di collaborazione tra le aziende in modo da raggiungere, per i mandati più impegnativi, una massa critica e una diversificazione di competenze che ne rafforzi la competitività. Le imprese dovrebbero imparare a lavorare più sistematicamente in rete.

Politica delle associazioni

Le associazioni di categoria sono molto presenti nel deplorare l’incremento del lavoro distaccato e dei padroncini. Appare al contrario carente l’approfondimento di una strategia delle singole categorie. Meriterebbe di essere valutata l’opzione di dotarsi di un segretariato economico che conferisca uno spessore più solido alle analisi del mercato e all’elaborazione di indirizzi di sviluppo.

Andare alle radici

Il lavoro distaccato ha assunto una dimensione visibilmente eccessiva, che oltrepassa il normale volume di scambi transfrontalieri. Le misure di più rigoroso controllo e gli interventi volti a contenere questo fenomeno possono tuttavia rivelarsi efficaci solo se tarati sulla sua effettiva fisionomia. Devono potere andare alla sua radice, tenendo conto in particolare dei bisogni e degli interessi sui quali è innestato.

L’OCST sollecita la messa in atto delle misure che il Consiglio di Stato ha elaborato in stretto contatto con le parti sociali. Per garantire loro l’auspicata efficacia postula nel contempo un’analisi approfondita del lavoro distaccato che ne metta in luce le radici e le caratteristiche. Una conoscenza più precisa del fenomeno consente interventi più produttivi.

Si chiede anche alle associazioni professionali di andare oltre le lamentele per dare forma ad indirizzi strategici che mirino al rafforzamento competitivo delle imprese e al consolidamento delle singole categorie.

Meinrado Robbiani, segretario cantonale OCST

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