Cerca e trova immobili
Ospiti
Meinrado Robbiani - Cosa fare dopo il voto del 9 febbraio?
Redazione
13 anni fa

1. Una migliore regolazione del mercato del lavoro

Il disagio che ha motivato il voto del 9 febbraio si è alimentato soprattutto a tre filoni:

- la percezione della concorrenza occupazionale a scapito della manodopera residente, che si manifesta in casi di sostituzione ma soprattutto di contrazione degli sbocchi occupazionali per i giovani e i disoccupati;

- le diffuse pressioni sui livelli salariali con l’istaurarsi di livelli in netto contrasto con il fabbisogno di chi vive in loco;

- la dilatazione della flessibilità e della precarietà del mercato del lavoro, alle quali concorrono, da un lato, la possibilità di fare capo a lavoratori interinali d’oltre confine e di assumere personale fino a 90 giorni annui tramite una semplice notifica e, dal’altro, l’esplosione del lavoro distaccato.

A monte del voto della maggioranza della popolazione e in particolare del Ticino sta la responsabilità:

- della nutrita fetta di imprese che utilizzano la libera circolazione a fini speculativi e che non si curano dei bisogni del territorio;

- di un padronato che non ha contribuito ad una regolazione del mercato del lavoro in sintonia con il regime di libera circolazione (in particolare attraverso la diffusione dei contratti collettivi di lavoro);

- della Confederazione che è stata troppo prudente nella messa in cantiere di efficaci misure di accompagnamento e nel sostenere le regioni maggiormente esposte alla libera circolazione.

L’OCST, richiamando la responsabilità che ricade sulla Confederazione e sull’economia per non avere raccolto le grida di allarme a loro rivolte ripetutamente, chiede a questi interlocutori di puntare concretamente e da subito ad una migliore regolazione del mercato del lavoro.

Rientrando in massima parte nella sfera di competenza del nostro Paese, una migliore regolazione del mercato del lavoro può essere realizzata con particolare celerità e indipendentemente sia dall’iter per l’introduzione dei contingenti, sia dal negoziato con l’UE sulla libera circolazione.

2. Campi di intervento

L’OCST reputa che le principali aree dove intervenire siano nel breve termine le seguenti:

Misure di accompagnamento: Le misure di accompagnamento rimangono opportune non solo fino all’introduzione del regime dei contingenti ma anche successivamente. L’accresciuta interdipendenza dell’economia su scala mondiale, la tendenza acuita alla flessibilità, l’esposizione delle zone di frontiera a pressioni esterne ne mantengono la fondatezza.

L’autorità federale, che ha sovente tergiversato, deve imboccare la strada di un rapido rafforzamento delle misure di accompagnamento. Alla sua intenzione l’OCST ribadisce le proposte già avanzate in passato e ancora recentemente trasmesse alla SECO. Vi figurano segnatamente:

- la riduzione dei quorum che consentono di decretare obbligatori i contratti collettivi di lavoro;

- la possibilità di imporre salari minimi attraverso un contratto normale di lavoro anche in singole aziende;

- la facoltà per i Cantoni di decretare salari minimi senza i vincoli oggi posti dalla compatibilità con il diritto federale;

- la possibilità per i Cantoni di vietare le rimunerazioni in moneta estera;

- il miglioramento delle procedure di accertamento sul rispetto dei salari fissati da contratti normali;

- l’aumento delle sanzioni;

Rimane poi di attualità la proposta, sinora avversata, di prevedere misure di accompagnamento agevolate e provvedimenti aggiuntivi nelle regioni dove la manodopera frontaliera supera una soglia prefissata (vedi anche punto 5).

Occupazione: In ambito cantonale si propone:

- di rivolgere un’attenzione ancora più puntuale al settore terziario sottoponendo a verifica ogni nuova autorizzazione e controllandone i motivi di assunzione e i livelli retributivi;

- in attesa di utilizzare i criteri della nuova disposizione costituzionale (principio di preferenza) di istituire una modalità di convocazione e di intervento sulle imprese che non accordano un’adeguata priorità di inserimento alla manodopera locale e che non versano retribuzioni in linea con i livelli usuali;

- di non favorire l’insediamento e di non concedere incentivi ad aziende che provengono dall’estero con il loro intero organico e che faranno capo massicciamente a manodopera frontaliera, non impegnandosi ad assumere manodopera locale;

- l’obbligo, per le aziende al beneficio di contributi e sussidi pubblici (Cantone o Comuni), di sottoporre preventivamente agli Uffici di collocamento (URC) i posti liberi in modo da verificare se siano disponibili lavoratori locali disoccupati; per le posizioni più qualificate andrebbe consultata la commissione che già verifica i permessi di soggiorno per lavoratori non UE;

- un’azione delle associazioni padronali e delle comunità contrattuali (Commissioni paritetiche) affinché le aziende diano la precedenza all’assunzione di manodopera locale prima di accedere a nuove entrate dall’estero.

Condizioni di lavoro: Si chiede alle associazioni padronali la disponibilità a concordare un piano di diffusione dei contratti collettivi di lavoro nelle categorie più rappresentative del settore secondario e del terziario.

In via subordinata rimane utile l’adozione di contratti normali con salari vincolanti laddove non è prospettabile un contratto collettivo. Questo strumento presenta tuttavia evidenti limiti procedurali e temporali. Occorre perciò considerarlo una misura transitoria che sfoci possibilmente nell’adozione di un contratto collettivo.

3. Due nodi emblematici

In Ticino sono all’ordine del giorno due temi di particolare rilevanza: la disdetta dell’accordo fiscale con l’Italia sulla tassazione dei frontalieri e l’iniziativa adottata dal Gran Consiglio che chiede il riconoscimento di uno statuto speciale per il Ticino.

Accordo fiscale

La proposta di disdire l’accordo vigente raccoglie un sostegno ormai unanime. Passando ad un modello di duplice imposizione (con detrazione in Italia delle imposte pagate in Svizzera) si mira ad un doppio obiettivo: aumentare le entrate fiscali e disincentivare almeno in parte l’afflusso di manodopera frontaliera (o costringere indirettamente le aziende ad innalzare i livelli salariali). Il primo aspetto si presta ad un interrogativo che non va eluso: è equo incamerare l’intero ammontare delle imposte a carico dei frontalieri senza ristornarne una parte (da definire) alle collettività dove i frontalieri sono insediati, considerando gli oneri che i Comuni di residenza sopportano?

La formula che viene oggi prefigurata merita perciò di essere riconsiderata nella sua equità anche tenendo presente l’opportunità di non intaccare le relazioni con i Comuni e le zone di frontiera.

Con il contingentamento, il secondo obiettivo perde rilevanza. Rimane perciò aperto l’interrogativo sull’opportunità di penalizzare fiscalmente i frontalieri poiché l’imposta complessiva a loro carico risulterebbe sensibilmente più elevata. L’opportunità e l’equità di questo indirizzo si prestano a più di un dubbio. Si penalizzano i frontalieri quando a sfruttarne l’impiego e all’origine delle distorsioni odierne sono semmai gli operatori economici locali.

Statuto speciale

La richiesta di uno Statuto speciale per il Ticino e per le zone con problemi analoghi solleva perplessità se orientata, tramite la formula dello “Statuto”, a istituire in Svizzera ulteriori soggetti istituzionali.

L’OCST ribadisce piuttosto la sua proposta di introdurre una gradualità nelle misure di accompagnamento e nei sostegni della Confederazione ai Cantoni maggiormente esposti agli effetti della libera circolazione. Si auspica che nelle regioni dove la manodopera frontaliera rappresenti più del 20% della popolazione attiva possano essere adottati interventi più vigorosi di lotta contro gli abusi e di sostegno all’occupazione locale. Si pensi ad esempio:

- alla possibilità di introdurre salari vincolanti tramite contratti normali anche a titolo preventivo;

- a criteri più agevoli per decretare obbligatorio un contratto collettivo di lavoro;

- al finanziamento federale di un numero superiore di ispettori;

- alla possibilità per i giovani senza impiego di accedere alle misure del mercato del lavoro anche durante il periodo di attesa non coperto dalle normali indennità di disoccupazione;

- alla partecipazione della Confederazione al finanziamento di incentivi per le aziende che assumono disoccupati indigeni.

Primi passi dell’OCST

L’OCST, nell’ambito del suo raggio di azione e in relazione alla prima tappa sopra indicata (migliore regolazione del mercato del lavoro):

- ha già chiesto alle associazioni padronali principali (Camera di Commercio e AITI) un comune impegno e l’adozione di misure concrete volte ad una più ampia regolazione del mercato del lavoro;

- agirà in seno alla Commissione tripartita per chiedere che si intensifichi l’impiego delle misure di accompagnamento soprattutto nel settore terziario;

- per il tramite degli organismi sindacali nazionali, solleciterà il Consiglio federale a proseguire con maggiore speditezza ed apertura al potenziamento delle misure di accompagnamento (il gruppo di lavoro appositamente costituito ha finora tergiversato in modo autolesivo);

Salvaguardando con maggiore intensità ed efficacia un equilibrato funzionamento del mercato del lavoro si ristabilirà del resto un atteggiamento di maggiore apertura della popolazione verso le relazioni e gli accordi con l’UE, che rimangono una fonte decisiva di benessere per il nostro Paese.

In questo ambito, l’OCST seguirà da vicino l’elaborazione delle norme riguardanti i contingenti (diritto interno) e, per il tramite degli organismi sindacali nazionali, il negoziato con l’UE (accordo internazionale).

Meinrado Robbiani, Segretariato cantonale OCST

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata