
“foreign fighter loc. s.le m. e f. Chi va a combattere in un Paese straniero diviso tra parti in conflitto, in nome e per conto di una causa politica, ideologica, religiosa; straniero combattente.”Enciclopedia Treccani
Una premessa per fare il quadro della situazioneNei giorni scorsi il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha annunciato il ritiro delle sue truppe dal teatro siriano, avendo estirpato lo stato islamico. Oltre a ciò a chiesto ai paesi di provenienza dei foreign fighters di prendere e giudicare i propri connazionali, altrimenti sarebbero stati rilasciati in Siria.
A quanto ammonta il ritiro?Non è facile rispondere a questa domanda dal momento che attualmente non ci sono fonti ufficiali da parte del governo interessato. Possiamo però citare alcune pubblicazioni Russe, fonti Iraniane e Turche, che sono più o meno tutte concordi nell’indicare circa una decina di basi.
Un portale americano invece ci indica la presenza di circa 2000 militi Statunitensi sul territorio.
A titolo di paragone, il territorio siriano è 185’000 km² mentre che la confederazione è 41’000 km²
Ovvero: si è ragionevolmente scettici nel credere che 2000 militi (circa la popolazione di Acquarossa) possano fare veramente la differenza in battaglia. È lecito supporre che essi siano più che altro destinati alla logistica, ovvero fornire mezzi e materiale ad alleati o “nemici dei nemici”.
E la Russia? La BBC nonche fonti governative Russe ha citato l’intervento di circa 65’000 soldati russi nel teatro di guerra Siriano, altre fonti parlano di 4000 soldati sul terreno ed un’ampia retrovia a supporto.
La geopolitica? da un lato gli USA che non digeriscono il governo di Assad, dall’altro le forze Russe che invece lo supportano e nel mezzo l’incognita delle milizie irregolari. Iran ed Turchia che da dietro fanno le loro mosse: la prima non certo favorevole agli States ed alle sanzioni (ed attacchi) sul nucleare, la seconda che ha chiesto le dimissioni del presidente siriano ed emanato sanzioni contro lo stato, ma che nel contempo si trova a dover fronteggiare le milizie Curde che secondo fonti dello stesso governo turco sono spalleggiate dalle forze statunitensi.
Ci sarebbero altri attori da citare, ma il loro ruolo è marginale o cautamente tenuto in secondo piano.
Ed i Foreign Fighters?Dopo le debite premesse, arriviamo ai Foreign Fighters.
Per molti di loro non è possibile ritirare la cittadinanza, come molti vorrebbero: essi posseggono un solo passaporto ed allo stato attuale nessun governo ha riconosciuto l’IS come “stato”, creando così i presupposti per una doppia cittadinanza e quindi il ritiro del passaporto dello stato d’origine. Esiste qualche Foreign Fighter con doppia nazionalità, ma non ci è noto di nessun caso di corsa alla revoca della cittadinanza da parte di stati concorrenti.
Tornando alla cronaca recente: Allo stato attuale quasi tutti gli stati europei non intendono esplicitamente avallare l’estradizione, come del resto la Svizzera.
Il che vuol dire che grosso modo essi dovranno essere giudicati, qual’ora presi dalle forze dell’ordine dello stato Siriano di Assad secondo le leggi vigenti in Siria.
Siria che prevede la pena di morte, a differenza della quasi unanimità degli stati occidentali che l’hanno abolita, pertanto si incorrerebbe in una disparità di trattamento per pene simili.
Un altro possibile scenario è quello che alcuni gruppi ribelli avversari del regime di Assad utilizzino tali prigionieri per fare pressione a livello internazionale ed ottenere riconoscimento quale stato semi-sovrano e semi-indipendente, un’ipotesi tutt’altro che scontata.
Infine, la possibilità concreta che la ferita aperta dalla primavera araba in quei territori si trascini ancora per decenni, un po’ come per i Talebani in Afghanistan.
Questi Foreign Fighters rappresentano un problema etico non di poco conto: da un lato una retorica condivisibile della libera scelta di aver aderito ad una guerra civile, dall’altra parte un diritto ad un processo equo basato su un diritto moderno e “sur partes”.
E come sempre, a complicare le cose, i figli nati dalla “Sexual Jihad”: donne rimaste incinta volontariamente da parte di jihadisti per alietargli la serata.
Il diritto Siriano dice che un figlio di un Siriano è Siriano dalla nascita, ma resta oggettivamente difficile dimostrare la paternità in un contesto del genere. Per quello che riguarda il passaporto elvetico invece, basterebbe dimostrare che la madre ha il passaporto con la crociato.
Anche qui, il tema è talmente delicato da rischiare di diventare a nostra volta .. come i terroristi.
Maurizio P. Taiana
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

